Altro che “Giardino urbano”. Il miele della città di Como resta nel libro dei sogni

Il caso Il progetto oggi un campo di erbacce. Interrogazione in consiglio comunale di Cantaluppi (Fratelli d’Italia)

Un anno fa erano state piantumate le prime aiuole in piazza Vittoria, alla stazione San Giovanni e in fondo a viale Geno con essenze gradite alle api con il duplice obiettivo di migliorare il verde cittadino e, contemporaneamente, avviare il progetto per creare il “miele della città di Como” (le stime parlavano di 40-45 kg l’anno). A fine aprile 2025 era stato posizionato anche l’alveare di design in centro per completare il piano.

Dodici mesi dopo sull’iniziativa “Giardino urbano di Como”, avviato dall’ex assessore al Commercio della giunta Landriscina Marco Butti in collaborazione con il Distretto del commercio e realizzato dall’amministrazione Rapinese, piovono polemiche.

A scatenarle è il capogruppo di Fratelli d’Italia in consiglio comunale, Lorenzo Cantaluppi, che denuncia le condizioni in cui si trova l’area verde attorno alla statua di Giuseppe Garibaldi, piena di erbacce. Segnalazioni analoghe sono arrivate anche da alcuni cittadini. E c’è chi già durante l’inverno aveva scattato foto della mancata manutenzione dello spazio, utilizzato anche dai soliti incivili per buttare rifiuti e cartacce.

Finanziato per ben 250mila euro

«La condizione in cui versa l’aiuola di piazza Vittoria – lamenta Cantaluppi - è il simbolo di un’amministrazione che non sa curare ciò che riceve. Il progetto “Il giardino urbano”, ideato, pianificato e finanziato dalla precedente amministrazione per ben 250mila euro è oggi ridotto a un campo di erbacce. È bastato solo un anno dall’intervento di riqualificazione dell’aprile 2025, per trasformare un investimento prezioso in un prato degradato e incolto. Un insulto ai contribuenti».

Cantaluppi attacca politicamente parlando di «spreco di risorse pubbliche» e aggiunge: «Mentre i cittadini pagano, questa amministrazione guarda dall’altra parte, forse impegnata in qualche battaglia contro degli alberi o intenta a togliere ancora qualche posto auto, lasciando che il patrimonio verde della città vada in malora per pura inerzia». Il consigliere chiude dicendo: «Del lavoro fatto, oggi resta solo l’abbandono: da giardino urbano a foresta cittadina il passo è stato breve».

La stessa situazione di piazza Vittoria la si può verificare andando in fondo a viale Geno, dove c’era la seconda delle aiuole riqualificate proprio con l’obiettivo di favorire le api in città. Ma c’è un’altra questione irrisolta e che finirà in consiglio comunale in un’interrogazione annunciata da Cantaluppi ed è quella del progetto per la produzione del miele cittadino, che era la particolarità dell’iniziativa.

La produzione di miele

Nei giardini di via Balestra era stata infatti installata una grande arnia di design dorata (la si vede da viale Lecco) che avrebbe dovuto ospitarne una “vera” con una famiglia di circa 60mila api. E accanto a quella d’oro avrebbero dovuto essere messe altre due “casette” in modo da poter arrivare a una produzione accettabile di miele già dal primo anno (si era parlato di 40-45 kg).

Da quanto si apprende, e proprio su questo verranno chiesti chiarimenti dal consigliere comunale, le api in realtà non sarebbero mai arrivate e l’accordo che era stato ipotizzato con gli apicoltori non è stato formalizzato. Tra l’altro, spiegano gli addetti ai lavori, ci sono periodi precisi dell’anno per posizionare le api: per quest’anno ormai «è tardi», riferisce un esperto precisando che di solito è un’operazione che si fa entro il mese di marzo, prima della fioritura dell’acacia (avvenuta proprio ieri) per motivi particolari legati alla produzione di miele.

Inizialmente il progetto prevedeva più fasi e un concorso periodico (annuale o biennale) per l’ideazione e la successiva realizzazione di altri alveari di design in modo da implementare la produzione di miele (addirittura si erano ipotizzate etichette speciali) anno dopo anno, con l’obiettivo di renderlo un prodotto tipico cittadino anche in chiave turistica. Alla base di tutto c’era la tendenza che si sta portando avanti da tempo in metropoli come Londra e New York dell’apicoltura urbana. Anche la scelta delle essenze da collocare nelle aiuole, con fioriture prolungate (lavanda, salvia colorata, caryopteris per citarne alcuni), aveva puntato su arbusti in grado di favorire il processo di impollinazione garantendo quindi la presenza delle api e la tutela della biodiversità.

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