Benzina e gasolio, prezzi giù a Como. Svizzeri in coda per il pieno in Italia

Consumi Più di un distributore su due in provincia ha adottato la politica del “price cup”. Sono 56 (su un totale di 107) gli impianti che bloccano la verde a 1,99 euro al litro

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Più di un distributore su due in provincia di Como ha adottato il “price cap”, quindi il prezzo ridotto, per la benzina e per il gasolio. Una misura che sta riportando in massa gli svizzeri in Italia per fare il pieno. Pendolarismo al contrario in misura consistente e lo si vede anche ai benzinai con tante auto in attesa con targa ticinese.

I numeri

Nel dettaglio, in base ai dati dell’Osservatorio prezzi carburanti, sui 107 impianti presenti nel Comasco sono 56 quelli che attualmente hanno la benzina a quota 1,99 euro al litro (alcuni sono a 1,98) pari al 52,33% del totale. Stessa soglia anche per il gasolio con 56 impianti che applicano un costo al di sotto dei 2,20euro al litro. Il prezzo più alto per la benzina applicato (dalle compagnie, va precisato, poiché il singolo gestore non ha possibilità di intervenire in modo autonomo) sul Lario è pari a 2,229 euro al litro mentre quello del gasolio è a quota 2,469 euro al litro. In città invece dei 15 distributori presenti 11 hanno il prezzo calmierato per la benzina, pari al 73,3% e anche in questo caso valgono gli stessi numeri e la stessa percentuale per il gasolio.

Nel capoluogo quindi il prezzo più alto per la benzina applicato ieri era di 2,199 euro al litro mentre per il gasolio era a 2,469. Si tratta sempre, ovviamente, di self service e il motivo che vede la città avere il dato molto superiore rispetto alla provincia sta nella presenza principalmente dei marchi come Eni che ha deciso di introdurre il tetto e degli altri che hanno fatto altrettanto.

Pompe bianche

Per le pompe bianche nel capoluogo c’è solo Carrefour che ha deciso di allinearsi ai prezzi ridotti, ma questo non è così su tutto il territorio provinciale. Alcune pompe bianche hanno abbassato il costo, mentre in altre paradossalmente si spende di più rispetto agli impianti brandizzati. Questo significa che il consiglio è sempre lo stesso e, cioè, quello di guardare bene i prezzi esposti prima di fare rifornimento per evitare poi lamentele o brutte sorprese. A livello italiano il “price cap” è applicato, come ha reso noto il Mimit (ministero delle Imprese e del Made in Italy), in 10mila distributori e si prevede che si estenda ulteriormente. La decisione di Eni di introdurre un tetto fissato a 1,99 euro al litro per la benzina e a 2,19 euro per il gasolio è stata progressivamente seguita da Ip-Socar, Q8 e Tamoil.

Sempre secondo l’Osservatorio prezzi l’intervento delle compagnie, su spinta del governo Meloni vede a livello nazionale il 51,7% degli impianti con la benzina sotto i 2 euro al litro e il 52,2% con il gasolio al di sotto della soglia dei 2,20 euro al litro. In numeri assoluti vuol dire 10.400 distributori su 20.140 che si sono allineati alle nuove soglie. Il ministro delle Imprese Adolfo Urso ha parlato di «riscontro di gran lunga superiore alle previsioni» che punta ora a un tavolo convocato per giovedì con il collega all’Ambiente Gilberto Pichetto Fratin con le società di raffinazione con l’obiettivo di aumentare la produzione. Sulla rete nazionale il prezzo medio è sceso a 2,052 euro al litro per la benzina e a 2,247 euro per il gasolio e secondo le previsioni dovrebbe ridursi ulteriormente.

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