(Foto di Foto d’archivio)
Consumi. La Lombardia si posiziona nella fascia delle Regioni in cui i carburanti costano meno. Secondo una rilevazione Cna la verde vale in media 1,913 al litro. Record negativo per Bolzano
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La Lombardia si posiziona nella fascia a minor costo d’Italia per il prezzo della benzina, registrando una media di 1,913 euro al litro, al pari dell’Emilia-Romagna e subito dietro a Marche (1,903 euro), Lazio (1,909 euro) e Veneto (1,910 euro).
È quanto emerge dall’ultima elaborazione effettuata da Cna sui dati del Ministero delle Imprese e del Made in Italy.
A livello nazionale, il quadro generale vede Bolzano come il territorio italiano più caro per fare rifornimento, con la benzina a 1,961 euro al litro e il gasolio a 2,10 euro, mentre nelle Marche si registrano i prezzi più bassi del Paese, rispettivamente a 1,903 e 2,037 euro al litro.
La rilevazione evidenzia un divario territoriale tra le due aree di 5,8 centesimi al litro per la verde e di 6,3 centesimi per il diesel. La mappa dei rincari effettivi rispetto alla fine di febbraio non coincide però con quella dei listini più alti: l’aumento maggiore per la benzina si registra in Friuli-Venezia Giulia (+29,2 centesimi, da 1,651 a 1,943 euro), mentre nel gasolio il primato negativo spetta alla Sicilia con +39,8 centesimi (da 1,692 a 2,090 euro), seguita dalla Campania (+38,6 centesimi).
Il prezzo medio self-service in Italia si attesta a 1,911 euro al litro per la benzina (+24,3 centesimi, pari al +14,6% da fine febbraio) e a 2,040 euro per il gasolio (+31,9 centesimi, pari al +18,5%). Nella graduatoria della benzina, dietro Bolzano si posizionano Sicilia (1,944 euro), Friuli-Venezia Giulia (1,943 euro), Valle d’Aosta (1,942 euro) e Molise (1,940 euro). Per il gasolio, dopo il picco altoatesino, i valori maggiori si riscontrano in Sicilia (2,090 euro), Friuli-Venezia Giulia (2,084 euro) e Valle d’Aosta (2,074 euro). Per il sistema economico, l’impatto dei rincari è lineare: secondo i calcoli Cna, un aumento di 40 centesimi comporta un esborso extra di 400 euro ogni mille litri di carburante erogati. Un onere che colpisce i settori di trasporto, installazione, manutenzione e costruzioni, gravando sui margini operativi poiché non sempre trasferibile sui prezzi finali dei servizi.
«Carburanti ed energia stanno tornando a muoversi nella stessa direzione, quella sbagliata per le imprese e per le famiglie - dichiara il presidente nazionale di Cna, Dario Costantini - per una piccola impresa non si tratta di costi marginali. Sono le risorse necessarie per raggiungere i clienti, consegnare le merci, riscaldare i locali e far funzionare laboratori e macchinari. Quando questi rincari si sommano, comprimono i margini, frenano gli investimenti e riducono la competitività. Preoccupa inoltre un andamento non omogeneo a livello territoriale - prosegue Costantini - in alcune aree i prezzi sono più alti e gli incrementi più marcati, creando ulteriori svantaggi competitivi per le imprese. Occorre rafforzare la trasparenza nella formazione dei prezzi, vigilare lungo tutte le filiere e costruire una politica energetica strutturale, capace di garantire alle piccole imprese costi sostenibili e maggiore stabilità».
Da ricordare, infine, che il 4 luglio scorso è scaduto l’ultimo provvedimento di taglio delle accise varato dal governo. E che da allora si è tornati al prezzo pieno.
La misura era stata introdotta in via temporanea tramite il meccanismo delle “accise mobili” per contrastare i forti rincari dei mesi precedenti legati alle tensioni geopolitiche internazionali. Il decreto ministeriale del 5 giugno 2026 aveva stabilito una riduzione di 5 centesimi al litro (che salivano a circa 6,1 centesimi considerando l’Iva) sia sulla benzina che sul gasolio, ma solo per il periodo compreso tra il 7 giugno e il 3 luglio 2026.
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