Bike sharing, tutto fermo a Como: 17 stazioni ma nessuna bici disponibile
La primavera sta arrivando ma il servizio resta congelato e i gestori non rispondono
Como
Con l’arrivo delle prime giornate di sole e un clima finalmente piacevole, il lungolago di Como è tornato a riempirsi di vita. Turisti e residenti affollano le passeggiate, molti dei quali scelgono le due ruote per godersi il panorama e spostarsi in modo sostenibile. Eppure, in questo quadro spicca un contrasto stridente: il sistema di bike sharing cittadino sembra rimasto congelato in un inverno senza fine. Da Villa Olmo a Piazza Cavour, passando per viale Puecher e la stazione della funicolare, gli stalli del bike sharing appaiono desolatamente vuoti.
La situazione, già segnalata con forza a dicembre da Alessandro Rossi, segretario del circolo Como Convalle del Pd, non ha mostrato segni di miglioramento nonostante il passaggio dei mesi e le rassicurazioni di rito. Il dato tecnico che emerge oggi, a fine marzo, consultando l’applicazione ufficiale del servizio, è inequivocabile e per certi versi sbalorditivo: su 17 stazioni censite sul territorio cittadino, non risulta disponibile all’uso nemmeno una singola bicicletta.
«È una situazione che definire imbarazzante è poco - commenta Rossi analizzando lo stato attuale del servizio -. Il momento più rilevante per offrire una mobilità alternativa è proprio adesso, quando il turismo tocca i suoi picchi stagionali. Invece, chiunque provi a usufruire del servizio si scontra con rastrelliere deserte che, oltre a non offrire alcuna utilità, diventano un triste elemento di degrado visivo per una città che ambisce a standard internazionali».
Al danno della mancanza fisica dei mezzi si aggiunge il corto circuito totale della comunicazione e del supporto all’utente. Chi prova a contattare l’assistenza tecnica tramite i canali ufficiali dell’app Weelo, o cerca di risalire ai contatti dell’azienda attraverso i motori di ricerca, riceve in cambio solo silenzi. È un problema di trasparenza e rispetto verso il cittadino: «Pagare un abbonamento per un servizio che non esiste è una vera e propria presa in giro - sottolinea Rossi -. Se una società privata occupa il suolo comunale con le proprie infrastrutture ma poi non garantisce la manutenzione e la disponibilità dei mezzi, è necessario che l’amministrazione intervenga con fermezza per chiedere conto di questo disservizio».
Il rammarico espresso dal segretario del Pd riguarda soprattutto il potenziale inespresso della città. Luoghi strategici come la stazione di Sant’Abbondio, dove ogni giorno gravitano centinaia di studenti universitari, trarrebbero un beneficio immenso dalle biciclette. «Pensiamo ai ragazzi che arrivano col treno dalle province vicine: potrebbero usare una bici pubblica per spostarsi agevolmente tra le sedi di studio o raggiungere il centro senza pesare sul traffico. Lo stesso vale per i turisti, spesso abituati a modelli di mobilità agile».
Secondo Rossi, la soluzione potrebbe passare da un cambio di paradigma: «Sarei favorevole a modelli elettrici gestiti da aziende specializzate che vedano nella nostra città una vetrina da tenere in ordine, e non un deposito di rottami o, peggio, di stalli vuoti». In attesa che qualcuno metta finalmente gli occhi su queste rastrelliere deserte, il bike sharing comasco resta soltanto un’icona grigia e inutilizzabile sullo schermo di uno smartphone.
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