Botte al figlio, violenza sulla moglie: padre di famiglia condannato a tre anni

La sentenza Coltello alla gola, calci, pugni, in un’occasione tentò di strangolare il gattino di casa. Il ragazzo era intervenuto per difenderlo, ma papà lo aveva aggredito mandandolo in ospedale

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La procura di Como, per volere del pubblico ministero Giuseppe Rose, aveva chiesto il giudizio immediato, la difesa ha invece scelto la via del patteggiamento, con un accordo tra le parti che ha consentito l’applicazione di una pena di tre anni di detenzione.

Si chiude così una brutta vicenda di maltrattamenti in famiglia,portata alla scoperto dalla denuncia dei parenti e da una successiva indagine della squadra Mobile della questura di Como.

La goccia che ha fatto traboccare il vaso: un gattino

A finire nei guai – arrestato e portato in carcere, prima che venissero poi concessi gli arresti domiciliari ovviamente non nella casa di famiglia – era stato un padre violento, 73 anni, cittadino italiano, accusato dal pubblico ministero di aver principalmente vessato un figlio fin dal 2008, per poi prendersela anche con la moglie e con il fratello quando i due cercavano di intervenire a difesa del ragazzo.

Scene violente, con anche coltelli puntati alla gola del ragazzo e pure una cicatrice lasciata sul petto in conseguenza nientemeno che di un morso. Eppure, in questo quadro a tinte fosche, la goccia che aveva fatto traboccare il vaso più delle lame puntate addosso e più delle punizioni corporali, era stato un gattino.

Il 15 novembre del 2025, tra le mura di una casa che aveva visto già tanta sofferenza e tante lacrime, era entrato in piccolo gattino, una goccia di dolcezza che al posto di scaldare il cuore del genitore lo aveva mandato su tutte le furie. Il 73enne, nel rincasare, aveva trovato il micio e lo aveva preso subito per il collo nel tentativo di strozzarlo.

Il figlio - quello più spesso nel mirino del padre -, aveva cercato di intervenire per salvarlo e la furia del genitore si era riversata su di lui. Venne preso a pugni, colpito, mandato in ospedale con una prognosi che era stata quantificata dai medici in 21 giorni.

La denuncia

La misura era però colma, tanto da non rendere più tollerabili gli anni di vessazioni prima subiti, le ore chiuse in uno sgabuzzino buio come monito, le punizioni corporali e i coltelli puntati alla gola. La denuncia della famiglia aveva portato così la procura ad aprire una indagine non solo per maltrattamenti in famiglia ma anche per lesioni e, come era poi emerso, per abusi sessuali sulla moglie. Una vicenda che si era conclusa, come detto, con la misura cautelare, l’allontanamento del padre padrone da casa, il carcere e solo in seguito i domiciliari, fino all’accordo raggiunto con il pubblico ministero per patteggiare la pena che è stata quantificata in tre anni.

Il figlio dell’uomo che era stato arrestato oggi è diventato maggiorenne, ma le indagini avevano permesso di appurare come quelle vessazioni in famiglia proseguissero in realtà fin dal 2008. La misura meno afflittiva dei domiciliari al posto del carcere, era invece stata concessa solo dopo l’interrogatorio di fronte al giudice.

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