Cantoni: «Clima di impotenza. Ma la pace è un dono di Dio»

Ultimo pontificale Il cardinale ha citato guerre e sofferenze del 2025 - Ma poi ieri ha aggiunto: «Via da noi l’inganno di una violenza necessaria»

«È tempo di piangere davanti alle tragedie del mondo. Viviamo purtroppo in tempi difficili, anche drammatici per l’educazione delle nuove generazioni. A molti manca la speranza per il futuro, il desiderio di affrontare con creatività e decisione il presente».

Sono particolarmente dure le parole che il cardinale Oscar Cantoni mercoledì sera, nell’ultimo pontificale dell’anno in Duomo, ha usato per descrivere la situazione attuale. Ha parlato del 2025 come «un anno pieno di conflitti, non solo in Ucraina, nel cuore dell’Europa, e in Terra Santa, ma anche in tante altre parti del mondo, come nel Myanmar, in Nigeria, nella Repubblica del Sudan. Si tratta di guerre nascoste, che nessuno vede, lontano da noi, con migliaia di morti, di cui nessuno fa memoria».

La sicurezza che dona la fede

Nonostante questo scenario desolante, «davanti alle sconfitte dell’umanità, possiamo affermare con certezza che il Signore mantiene saldamente nelle sue mani il cammino della storia e niente può cancellare il traguardo che ci sta davanti per la potenza della sua risurrezione». È la sicurezza che nasce dalla fede e che ha portato – anche stavolta – a intonare il solenne “Te Deum” di ringraziamento «per i molteplici benefici ricevuti per grazia e non per nostro merito».

Un inno di lode, ma anche di richiesta di «perdono per i nostri peccati personali, con i quali abbiamo contrastato con le nostre lentezze e paure l’azione creatrice della provvidenza di Dio, rendendoci meno attenti e disponibili alla sua volontà, che è pur sempre benefica nei nostri confronti». Come ha sottolineato Cantoni, «le opere che Dio compie tra noi, anche se a volta non ce ne accorgiamo, non sono fatte per imporre ad alcuno la ricchezza e la profondità del suo amore. Egli non vuole costringere nessuno ad amarlo, a corrispondere, cioè, al suo amore. Solo si propone con tanti gesti del tutto gratuiti, con attenzioni operate anche attraverso i nostri fratelli, con segni che dicono la sua delicata vicinanza nei nostri confronti».

L’affidamento della città a Maria

Rileggendo il 2025, Anno Santo della Speranza, il vescovo si è soffermato sulla scomparsa di Papa Francesco e sull’elezione di Leone XIV, impegnato fin dall’inizio «per una Chiesa segno di unità e di comunione, che diventi fermento per un mondo riconciliato». E poi, ancora, la conclusione del cammino sinodale delle Chiese in Italia e della Visita pastorale, «che ha generato la necessità di stimolare le parrocchie e i vicariati a diventare sempre più luoghi relazionali».

Sul tema della pace, su cui si è soffermato nel pontificale del “Te Deum”, il vescovo è tornato anche ieri pomeriggio, in occasione della messa con affidamento a Maria della città e della Diocesi di Como. «È vero, noi oggi respiriamo un clima di impotenza, eppure via da noi l’inganno della necessità della violenza. La pace non è solo un ideale lontano, ma un dono di Dio da custodire e da alimentare, innanzitutto dedicandoci alla preghiera per la pace, poi rinunciando ciascuno di noi alla aggressività, che già circola fin dalle mura domestiche».

E, ancora, «la pace si costruisce favorendo contesti in cui sia tutelata la dignità della persona, specialmente quelle più fragili e indifese, dal nascituro all’anziano, dal malato al disoccupato».

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