Caos moli e controlli. La vita da taxi boat: «Si lavora con paura»

La protesta Pochi attracchi e rigidità delle normative. Gli operatori privati chiedono attenzione al settore. I turisti: «Como è splendida ma servono più servizi»

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Como

Con una stagione turistica avviata ormai da mesi il settore dei taxi boat privati continua a registrare numeri importanti, trainato da un flusso costante di visitatori internazionali. Tuttavia, la gestione quotidiana del servizio deve fare i conti con nodi strutturali precisi, da tempo al centro del dibattito locale.

A raccontare la situazione è Andrea Zordan di Como Elite boat tours, un giovane imprenditore che ha deciso di investire in questa attività. Zordan parla delle problematiche relative a logistica a terra e mancanza di spazi dedicati, una richiesta che diversi operatori avanzano da tempo ma su cui l’amministrazione comunale non intende cedere. «Il problema vero è che lavorare con un solo pontile in comune qui in città è un disastro e rischia di diventare pericoloso. Non ci sono le infrastrutture adatte per il volume di turismo e la richiesta attuale. Spesso non ci sentiamo sicuri a lavorare in queste condizioni, si creano situazioni davvero al limite ed è un miracolo che non sia ancora successo niente. Speriamo che qualcuno faccia qualcosa, ma la giunta al momento non sembra voler ascoltare».

Oltre alla carenza di spazi, a creare forte apprensione tra i lavoratori è la sicurezza normativa: i conducenti spiegano infatti di lavorare con il timore costante delle sanzioni.

È infatti in vigore un’ordinanza che vieta l’attività di “buttadentro”, ossia l’approccio diretto dei turisti a terra per proporre i tour. «Spesso veniamo additati quasi come abusivi o truffatori, ma non è così: abbiamo regolari licenze - precisa Zordan -. Noi siamo i primi a desiderare un pontile fisso riservato e regolamentato, mettendo poi i prezzi esposti chiaramente fuori. È quello che stiamo aspettando tutti per lavorare in totale serenità, ma purtroppo non si muove nulla. Nel frattempo facciamo turni pesanti, dalle nove del mattino alle nove di sera sotto il sole, lavorando spesso sette giorni su sette senza tutele, rischiando continuamente multe salatissime. La soddisfazione è che i turisti sono sempre contentissimi. La clientela c’è, risponde bene e scende dalla barca sempre con il sorriso».

A pesare sull’attività sono anche le spese vive, a partire da quelle per il carburante. «Le barche consumano molto e a Como c’è un solo distributore, che applica un prezzo di 2,50 euro al litro. Per fare un pieno servono 360 litri, un costo enorme. A questo bisogna aggiungere i costi per i dipendenti, le tasse e le cifre esorbitanti a cui vengono subaffittati i pochi pontili disponibili sul mercato».

La necessità di una gestione più strutturata viene avvertita anche dai visitatori. Ahmad Jawabreh e Mohammad Abushanab, turisti giordani arrivati in giornata da Milano, stavano proprio cercando informazioni per un tour: «Siamo venuti apposta per fare un giro sul lago. Parlando da turisti, ci piacerebbe che ci fosse un sistema più organizzato, magari un info point dedicato proprio ai giri in barca privati, dove poter consultare liberamente le diverse offerte e le tariffe. Questo garantirebbe più trasparenza e permetterebbe di fare i controlli necessari per mantenere tutto in sicurezza, evitando che qualcuno magari faccia il furbo».

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