Cartacci, morto in ambulatorio: «Il rischio zero non esiste»

Il caso Il malore è sopraggiunto mentre il farmacista stava eseguendo un test sotto sforzo

Como

L’inaspettata morte di Carlo Cartacci, 57 anni, noto farmacista di Sant’Agostino e appassionato di calcio, ha sorpreso non solo l’opinione pubblica, ma anche gli stessi medici.

Il commentatore sportivo era andato al Valduce per fare un test sotto sforzo, che doveva essere un approfondimento di tipo cardiovascolare. Nonostante i soccorsi e nonostante si trovasse in un ambiente protetto, all’improvviso il cuore non ha retto.

«Purtroppo in medicina il rischio zero non esiste» commenta l’ex sindaco Mario Landriscina, con una lunga esperienza nell’emergenza urgenza, anche come anestesista rianimatore. «Non è impossibile, anche se certo è più raro, che accada qualcosa di drammatico in un ambulatorio d’ospedale - continua Landriscina -. Detto ciò, la Cardiologia del Valduce è di grande livello e non sono noti i dettagli della vicenda. Molte volte ho assistito pazienti che parevano in condizioni buone e che invece sono diventati gravissimi nel giro di pochi secondi. In genere al cuore può venire una defibrillazione ventricolare per una ragione elettrica e, nel caso, si interviene con il defibrillatore. L’alternativa, più complessa, è l’asistolia».

«Di solito si procede con una iniezione nel cuore di adrenalina» spiega Peter Schwartz, noto cardiologo cattedrato a Pavia e primario all’Auxologico di Milano. La sua premessa è: «Commenti e approfondimenti non sono possibili se non si hanno tutte le informazioni cliniche del caso». In termini generali però «si può dire che i test da sforzo hanno un elettrocardiogramma che registra. Servirebbe andare a vedere quali parametri relativi al paziente sono stati restituiti - continua Schwartz -. Il nostro centro ha modo di eseguire l’autopsia molecolare con indagini genetiche, per valutare rischi e patologie pregresse». Patologie che, visto l’esame fissato in ospedale, erano forse già sospette. Per Cartacci sono stati inutili i tentativi di soccorso, scattati secondo protocollo d’emergenza, così ha spiegato la direzione del Valduce unendosi al cordoglio. «È lecito affermare che in ospedale, in un ambiente protetto, con la presenza di medici e strumenti di soccorso – continua il professore – è drammatico dover piangere una morte, è un fatto davvero raro».

Farmacista in piazza Matteotti, amante degli stadi, tifoso del Como e giocatore di subbuteo, Cartacci era molto noto in città. Ieri pomeriggio, in attesa di ulteriori approfondimenti medici, la cerimonia funebre non era ancora stata fissata: per il momento il caso resta nella disponibilità degli specialisti ospedalieri.

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