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Salute Tra due settimane scade il termine per l’attivazione del progetto finanziato con i soldi Ue. Ma con i medici di base ancora non si è trovato l’accordo. Spata: «Serviva più condivisione»
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Salta la riforma dei medici di famiglia, le case di comunità restano mezze vuote.
Che le case di comunità rischiassero di rimanere scatole vuote era noto fin da prima dell’inaugurazione. Sistemati edifici e strutture grazie ai soldi del Pnrr di fatto questi presidi intermedi hanno continuato in larga parte a offrire i servizi sanitari già presenti. La novità, per tenere fede ai finanziamenti del piano di ripresa, doveva essere l’inclusione dei medici di famiglia che però si sono sempre detti contrari. Se non per alcuni progetti mirati, vaccinazioni e cronicità, come succede a Como, i medici condotti hanno sempre voluto restare nei loro studi privati. Figurarsi diventare medici dipendenti del sistema pubblico, come paventato dalla riforma sostenuta dalle Regioni e ormai naufragata. Il 24 marzo del 2022 Letizia Moratti aveva inaugurato in via Napoleona la casa di comunità, una delle più complete, visto che nel monoblocco sono da sempre attivi molti ambulatori e servizi. Non, però, i medici di famiglia.
Ora infatti il governo, vista l’imminente scadenza del Pnrr, è alla disperata ricerca di una pezza per giustificare gli investimenti fatti, che altrimenti rischierebbero di andare perduti. «Serviva condivisione – commenta Gianluigi Spata, presidente dell’Ordine dei medici – io credo che ora si arriverà a una mediazione, alla disponibilità di un pacchetto di ore da spendere comunque nelle case di comunità per specifici obiettivi». Sei ore a settimana, qualche turno per chi ha un numero di pazienti sostenibile. Una forma di collaborazione che da noi, tramite libera professione, l’Asst Lariana ha già previsto. I medici di famiglia hanno difeso il rapporto di fiducia medico paziente, che sarebbe saltato se a turno avessero operato nelle case di comunità, oltre alla capillarità degli studi privati sparsi in provincia e la libera professione.
Sul punto però si sono levate molte voci critiche, dalla Cgil a illustri medici come Giuseppe Remuzzi. Per la Lombardia l’assessore regionale al Welfare Guido Bertolaso ha lasciato la conferenza Stato Regioni contrariato. Il presidente della Regione Attilio Fontana ha parlato di «errore» da parte del governo, la medicina di base doveva essere riformata. «Era una strada necessaria – così Fontana - nata dai bisogni di salute dei territori e nell’interesse dei cittadini, e l’avvio di quella che avrebbe potuto essere una grande riforma della sanità. Ora occorre ripartire e capire come garantire i servizi all’interno delle case di comunità, che continuo a ritenere uno strumento fondamentale per assicurare prestazioni e assistenza sul territorio, evitando quando possibile il ricorso agli ospedali». «Il Ministro, così come Fontana e Bertolaso, sembrano essersi accorti solo ora della necessità di far funzionare le nuove case della comunità – replica Chiara Braga, comasca capogruppo del Pd alla Camera - hanno fallito sulla riforma della medicina, ora provino a dire cosa faranno per costruire con tutte le professioni sanitarie e sociosanitarie le condizioni per far lavorare al meglio le case della comunità e la nuova rete delle medicina di prossimità. Si dovrebbe seguire l’esempio della Toscana e dell’Emilia Romagna dove queste strutture ci sono già e lavorano con il concorso di tutte le figure professionali necessarie».
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