Caso Tufano, le dimissioni da Fratelli d’Italia in aula: «La politica è anche saper lasciare una poltrona»

Consiglio comunale. Il promoter e consigliere uscente annuncia l’addio e l’uscita da Fratelli d’Italia dopo la denuncia per minacce aggravate. Al suo posto subentra Roberto Tassone

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Como

Una seduta drammatica, segnata da un addio annunciato ma carico di tensione emotiva e politica. Antonio “Tony” Tufano, noto promoter della movida comasca e ormai ex consigliere comunale, ha scelto di dimettersi ufficialmente e di lasciare per il momento Fratelli d’Italia..

Un addio maturato a seguito degli ultimi fatti di cronaca che lo vedono indagato per minacce aggravate, dopo aver distrutto a colpi di mazza da baseball il lunotto dell’auto di una giovane donna in viale Varese, nella notte tra domenica e lunedì scorsi. Al suo posto, sui banchi del civico consesso, subentrerà Roberto Tassone, farmacista e capolista di Fratelli d’Italia alle elezioni del 2022, in cui raccolse 261 preferenze.

Tufano ha parlato dell’autosospensione e dell’uscita dal partito con cui era stato eletto: «Ho inoltre deciso, per il momento, di lasciare Fratelli d’Italia. Non voglio trasformare questa sera in una polemica con il mio partito o contro di esso. La decisione di fare un passo indietro era maturata in me fin dai primi momenti di questa vicenda, prima ancora che diventasse un caso politico».

«Ci metto la faccia, l’impulsività è il mio limite»

Tufano ha voluto spiegare direttamente alle istituzioni e alla città le ragioni del suo gesto: «Questa sera per me non è una sera semplice. Avrei potuto protocollare le mie dimissioni e andarmene in silenzio. Invece sono qui, come sempre, a metterci la faccia, consapevole che domani sarò di nuovo su tutti i giornali, ma non importa. Preferisco non nascondermi e affrontare ciò che c’è da affrontare».

L’ex consigliere ha poi ripercorso le motivazioni personali che lo hanno spinto all’addio, legandole al rapporto con i giovani e ai valori di responsabilità che ha sempre cercato di trasmettere loro: «Nella mia vita ascolto moltissimo i giovani: ho cercato di ascoltarli, di aiutarli e di consigliarli. E quando pretendi da loro di dire qualcosa, quando chiedi di assumersi le proprie responsabilità, devi essere pronto ad assumerti le tue. E devi sapere che, prima ancora delle parole, contano i comportamenti. Chi mi conosce sa che ho sempre vissuto tutto intensamente: amicizia, affetti, lavoro, politica e l’amore. Già, l’amore. Non sono mai stato capace di vivere un rapporto a metà. Dicono che sia una delle mie più grandi qualità, ma oggi la vedo senza dubbio come il mio più grande limite. Quando tengo a qualcuno, ci tengo visceralmente. E qualche volta l’impulsività, la paura di vedere accadere qualcosa di irreparabile, la convinzione, giusta o sbagliata che sia, di dover intervenire immediatamente, possono far perdere quella lucidità che invece non dovrebbe mai mancare. Quella notte ho perso questa lucidità».

«Chiedo scusa, ma il processo sta nei tribunali»

Nel corso del suo intervento, Tufano ha rimarcato la distinzione tra la responsabilità politica e quella penale, rivolgendo un pensiero anche alle persone coinvolte nella vicenda: «Non intendo anticipare una difesa processuale, non intendo cercare giustificazioni. Esiste un procedimento penale, esistono persone coinvolte che meritano tutto il mio rispetto ed esiste un giudice al quale spetterà, un giorno, stabilire che cosa sia veramente accaduto. Quello è il processo e deve rimanere fuori da questa aula. Ma chi ricopre un incarico pubblico deve pretendere prima di tutto da se stesso una misura maggiore. Alla persona che ho incontrato quella serata voglio dire una cosa semplice: se si è spaventata, ferita o turbata da ciò che è accaduto, mi dispiace profundamente».

Poi, la stoccata sul valore della dignità e della coerenza nella vita pubblica: «La politica, a mio modo di vedere, dovrebbe essere anche questa: saper lasciare una poltrona. È molto facile parlare di responsabilità quando riguarda gli altri. È più difficile applicarla a se stessi. Io oggi lo faccio. Non voglio che una vicenda personale diventi un peso per il consiglio comunale, per tutti noi, per la città o per le persone che in questi anni hanno creduto in me».

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