Cause legali, cambiano le regole. Rapinese: «Ora decido tutto io»

Palazzo Cernezzi Sono servite tre votazioni per modificare lo statuto come voleva il sindaco. Che spiega: «Giusto che sia io ad assumermi tutte le responsabilità davanti alla magistratura»

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Fare causa o resistere a una causa? A deciderlo, d’ora in avanti, non saranno più i dirigenti comunali, ma il sindaco, che oltre a rappresentare legalmente il Comune nei giudizi avrà il potere di promuovere o resistere alle liti. Non più, quindi, determine del dirigente, ma un decreto del primo cittadino. che potrà decidere se promuovere o meno una causa e se resistere o meno a un atto giudiziario sarà. In caso di una scelta contraria al parere del dirigente, il sindaco ne sarà responsabile. Eventualmente anche economicamente.

A cambiare tutto, almeno dal punto di vista politico - e con una scelta diversa, ad esempio, dagli altri capoluoghi lombardi e da tanti Comuni - è stato il via libera alla modifica di due articoli dello Statuto comunale per il quale sono servite tre votazioni (non essendo stato raggiunto il quorum dei due terzi alla prima) con l’ok della maggioranza e il no delle minoranze con 18 voti favorevoli e 10 contrari.

I cambiamenti riguardano l’articolo 101, dal quale viene eliminato il passaggio in cui si dice che «spetta ai dirigenti, previa informativa scritta al sindaco e ai singoli assessori, promuovere o resistere alle liti», e l’articolo 64: «(Il sindaco, ndr) ha la rappresentanza legale del Comune anche in giudizio ed esercita il potere di promuovere e di resistere alle liti. A tal fine, condividendo o motivatamente discostandosi dal parere previamente formulato, all’esito di istruttoria, dal dirigente competente per materia, assume apposito decreto».

Nel sostenere la bontà del provvedimento di fronte alle contestazioni, Alessandro Rapinese ha descritto la situazione attuale come «abbastanza comica poiché il sindaco partecipa al giudizio ma non può esprimersi di fatto per un tema demandato alla componente dirigenziale. In precedenza c’era la versione non chiara del “sentita la giunta”, poi con una prima modifica l’avevamo tolto (affidando solo ai dirigenti, ndr) e, a seguito di una serie di giudizi ed esperienze, è necessario avvalersi di quello che dice il Testo unico degli Enti locali che lascia elevata discrezionalità, ma serve modificare lo Statuto comunale. Dal punto di vista della discrezionalità adottata dai vari consigli comunali nella nostra penisola se ne vedono di tutti i colori». E ancora: «In tutta Italia è il sindaco che può andare a dirimere alcune faccende, ma non per il nostro Statuto e di conseguenza questa è la modifica che dà il potere al nostro rappresentante legale di interagire direttamente». Ha spiegato, Rapinese, che «in ogni pratica il sindaco viene notiziato dal dirigente con un parere e a quel punto accetta oppure deve motivare il no assumendosene la responsabilità. Dal punto di vista politico trovo sia molto più opportuno. È il sindaco ad assumersi tutte le responsabilità davanti alla magistratura contabile qualora avesse effetti e davanti alla magistratura di ogni altro grado e settore penale o civile. In questo modo c’è trasparenza e completo rispetto delle norme». Tesi sostenuta anche dal presidente del consiglio comunale Fulvio Anzaldo.

Como in Lombardia rappresenta però un unicum tra i capoluoghi: per costituirsi in giudizio a Varese, Milano, Pavia serve una delibera di giunta, mentre a Lecco, Sondrio e Brescia sono i dirigenti a stabilirlo. Mantova, Cremona e Bergamo nello Statuto fanno solo riferimento alla funzione di rappresentanza dell’Ente in giudizio da parte del sindaco, Mantova, Cremona, Lodi e Bergamo dicono genericamente che ha solo funzione di rappresentanza e infine a Monza e Brianza decide la giunta, il sindaco solo per provvedimenti cautelari e di urgenza ma deve riferirne alla prima seduta.

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