Chiusura del nido Magnolia, i genitori protestano in un video: «Non solo numeri, ma qualità e prossimità del servizio»

Como Le lamentele di alcuni genitori rispetto alla decisione della giunta di chiudere dapprima il nido di via Passeri e poi quello di Monte Olimpino proseguono, dopo la protesta nel cortile di Palazzo Cernezzi

Alla fine dell’anno educativo l’asilo nido Magnolia di Como sarà chiuso: la decisione ha scatenato le proteste dei genitori i cui figli frequentano la struttura, situata in via Passeri a Como, nel quartiere di Borgovico. Dopo le proteste portate avanti direttamente alla presenza del sindaco Alessandro Rapinese, non da ultima quella di ieri sera, quando più di 200 persone si sono riunite nel cortile di Palazzo Cernezzi, in occasione del consiglio comunale, per manifestare il loro dissenso su diverse decisioni prese dalla giunta, i genitori i cui figli frequentano il nido di via Magnolia hanno realizzato un video in cui raccontano le motivazioni per cui, secondo loro, è importante non chiudere la struttura.

La protesta dei genitori per la chiusura dell'asilo nido Magnolia in un video.

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«Ci è stato comunicato dall’oggi al domani che alla fine dell’anno educativo l’asilo verrà chiuso» racconta una mamma e secondo un papà, che a sua volta compare nel video, le ragioni addotte dalla giunta comunale per questa decisione «sono bugie».

«Dicono che questo asilo non sia frequentato da tanti bambini e che le liste di attesa siano brevi o che non esistano liste d’attesa - continuo lo stesso papà - Basta andare sul sito del Comune di Como: 17 bambini sono in lista d’attesa. L’obiettivo è dare al privato più di quello che si vuole dare al pubblico».

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Non solo numeri: secondo tanti dei genitori che si oppongono alla chiusura del nido Magnolia a contare, più che le percentuali di calo demografico citate anche da Rapinese in consiglio comunale, sono la qualità e la prossimità dei servizi. «Togliere un asilo significa creare un problema per il quartiere, ma magari anche una speculazione...». Tra i temi maggiormente sollevati dai genitori c’è infatti quello degli spostamenti che si renderanno necessari alle famiglie per portare i figli in altri asili nido della città: «Il tema dell’inquinamento è caro a noi genitori, che siamo anche cittadini comaschi, vogliamo fare in modo che il sindaco capisca quanto è importante avere dei servizi presenti nel quartiere». E quindi, ma è sottinteso, raggiungibili a piedi.

Le ragioni della chiusura

La notizia, risalente a pochi giorni fa, della chiusura di due asili nido all’interno della città di Como - il Magnolia di via Passeri, appunto, ma anche quello di Monte Olimpino - ha suscitato clamore in diverse famiglie comasche interessate dalle conseguenze del provvedimento. I motivi della nuova programmazione degli asili comunali sono stati spiegati dal sindaco in questi termini: si tratterebbe di una razionalizzazione delle strutture, che porterà, nonostante le chiusure, a un aumento dei posti nei nidi che passerebbero così da 325 a 361, con una concentrazione del personale dedicato in un numero inferiore di strutture e con l’obiettivo di azzerare le liste d’attesa. Il sindaco ha inoltre parlato del «post nido» che sarà aperto ad agosto per la prima volta in via Palestro, grazie al fondo nazionale, e cui sarà possibile iscriversi presentando l’Isee anche negli asili privati convenzionati.

In questo modo, le strutture comunali rimarrebbero tre, in quelle private invece il sindaco ha promesso di «aprire a una co-progettazione con enti del terzo settore».

Comunque insoddisfatte delle spiegazioni fornite le famiglie interessate da queste decisioni: si teme soprattutto che le promesse dette a voce non vengano rispettate e si chiedono garanzie sui posti a disposizione dei bambini. Le preoccupazioni sono accresciute anche dal fatto che il Comune ha già chiuso per lavori l’asilo di Albate.

I pregressi: la multa per i genitori che arrivano tardi al nido

Non è la prima volta che i cittadini comaschi si scontrano con le decisioni della giunta e del sindaco Alessandro Rapinese sul tema dei nidi. Bisogna tornare a un anno fa, nel marzo del 2023, quando Rapinese fece approvare un provvedimento che prevedeva una multa da 50 euro per i genitori che fossero arrivati tardi all’asilo per prendere i figli.

Le modifiche al regolamento dei Servizi per la prima infanzia prevedevano che «dopo quattro ritardi mensili in entrata e o in uscita, anche non consecutivi, sarà applicata la sanzione di 50 euro per violazione della presente disposizione di regolamento». Il regolamento modificato da Rapinese e criticato anche a livello nazionale (ne aveva parlato, per esempio, anche il ministro e leader della Lega Matteo Salvini, definendo il provvedimento «una sciocchezza») era mirato secondo la giunta a ottenere migliori risultati rispetto alle regole precedentemente in vigore che prevedevano che dopo due ritardi non giustificati scattasse la non accoglienza del bambino o la sospensione del servizio il giorno successivo. L’obiettivo infatti, secondo quanto affermato dal sindaco e dalla giunta, era evitare le situazioni spiacevoli capitate in passato che vedevano maestre ed educatrici del nido costrette a restare all’asilo più a lungo, con i bambini in carico, aspettando l’arrivo dei genitori ritardatari o obbligate a rinviare l’inizio delle attività per i bambini la mattina sempre a causa dei ritardi dei genitori nell’accompagnare i figli all’asilo.

La multa, in realtà, è rimasta un monito mai effettivamente applicato: recentemente infatti la dirigente comunale del settore servizi educativi, Maria Antonietta Luciani, ha confermato che gli uffici non hanno mai chiesto alla polizia locale di spedire multe alle famiglie ritardatarie.

Ma i ritardi in realtà non sono mancati, affinché la multa scatti però i genitori devono arrivare in ritardo al nido per quattro volte consecutive in un mese e finora non si è mai presentata una situazione simile. Anche in quell’occasione le famiglie interessate dal provvedimento e le minoranze in consiglio comunale avevano protestato contro la decisione del sindaco.

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