Ciliegi, Rapinese non si arrende e fa causa alla Sorpintendenza

L’amministrazione impugna il vincolo storico posto sugli alberi di via Venti Settembre. Si andrà (di nuovo) davanti al Tar. Gaddi attacca il sindaco: «Comportamento inspiegabile»

Como

Nel giorno in cui in via Venti Settembre si sono schiusi i primi fiori rosa dei ciliegi finiti da novembre al centro di una guerra tra il Comune e i residenti, l’amministrazione Rapinese trascina la Soprintendenza in tribunale perché “colpevole” di aver cambiato il suo parere (richiesto solo dopo le prime proteste) sull’ok all’abbattimento degli alberi. Revisione arrivata in seguito a due tavoli tecnici convocati in Regione (disertati dal sindaco) che hanno analizzato una seconda perizia agronomica, ascoltato gli esperti di Ersaf e approfondito la valenza storica del viale che vede la presenza delle piante già dall’immediato Dopoguerra (1947).

In una determina firmata dal dirigente del settore Luca Noseda e pubblicata ieri (sarà ora il sindaco a dover formalmente incaricare l’avvocatura) è stato disposto di «impugnare il parere reso dalla Soprintendenza il 4 febbraio 2026» al Tar oltre al «mancato riscontro alla richiesta di accesso agli atti e alla documentazione richiamati nel parere» e presentata il 6 febbraio scorso da Palazzo Cernezzi.

In pratica la “guerra dei ciliegi” che sembrava chiusa con il vincolo identitario posto dalla Soprintendenza e con lo stop agli abbattimenti concessa dal Tar (fino all’udienza di giugno) vede ora un nuovo ricorso, questa volta con il Comune che porta davanti ai giudici un’altra istituzione, la Soprintendenza.

Una decisione che ha fatto scattare ieri una serie di prese di posizione contro il sindaco Alessandro Rapinese. «Il sindaco Rapinese – attacca il consigliere regionale di Forza Italia Sergio Gaddi, in prima linea per salvare i ciliegi da novembre ha sempre sostenuto che la Soprintendenza fosse la Bibbia.

Evidentemente solo quando i pareri piacciono a lui». Poi analizza le possibili ripercussioni: «Trascinare lo Stato in tribunale per la vicenda di via XX Settembre é qualcosa di incredibile, anche in relazione ai normali e necessari rapporti istituzionali nell’interesse della città. É un comportamento capriccioso e inspiegabile ed é la controprova che la guerra contro i poveri ciliegi tanto amati dai cittadini é solo ed esclusivamente una questione personale e una vendetta illogica del sindaco».

In serata è arrivata la presa di posizione dell’associazione Nova Como: «Rapinese riapre una questione già chiusa arrivando a fare causa allo Stato pur di portare avanti scelte che ormai sfiorano il grottesco. Questa sua ossessione per i ciliegi, che lo ha portato a scagliarsi contro i suoi stessi cittadini, lo porta ora allo scontro con la Soprintendenza, interlocutore istituzionale fondamentale con cui il Comune dovrebbe collaborare su interventi ben più delicati e strategici, con possibili conseguenze negative per la città». E ancora: «Il sindaco, non ha speso una parola sulle centinaia di migliaia di euro dei nostri soldi pubblici stanziati per l’avvocatura, ma avuto il coraggio di polemizzare sugli 8mila euro spesi per il “ricovero” dei peri, spesa che peraltro si sarebbe potuta evitare se avesse deciso di piantarli nelle tante aiuole vuote della città».

La portavoce del comitato (che ha raccolto oltre 6mila firme on line) Giorgia Merlini parla di «vicenda del tutto surreale. Il sindaco Rapinese prima rifiuta il confronto con la Soprintendenza, poi ha il coraggio di accusare noi residenti per lo spreco di 8mila euro per la messa in vivaio dei peri, dimenticando che l’intera bagarre nasce da un progetto da 137mila per abbattere alberi sani. E come se non bastasse, ecco la ciliegina sulla torta: ulteriori spese per un ricorso che è frutto della sua fissazione personale».

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