Cimiteri, 900 avvisi per le concessioni: a Como il rinnovo costa caro

Il caso Fogli nelle cappelle del Monumentale e ad Albate. Bisogna rispondere se si vuole prolungare l’accordo: «Tomba di famiglia “perpetua”, ma chiesti 22mila euro»

Quasi 900 famiglie tra il Monumentale e il cimitero di Albate hanno ormai poco tempo per decidere cosa fare delle concessioni scadute, in qualche caso anche da decenni. Il Comune ha infatti concesso 90 giorni in base agli avvisi posizionati sulle tombe e pubblicati, con nome e cognome, anche sul sito istituzionale (si trovano nella sezione dell’Albo pretorio).

Cosa si deve fare

Soprattutto quelle del Monumentale, 275 in totale, riguardano cappelle di famiglia e i rinnovi costano caro (il calcolo viene fatto dagli uffici di solito in base allo spazio e al numero di persone sepolte) con cifre che possono arrivare a diverse decine di migliaia di euro. E bisogna anche fare attenzione, soprattutto chi pensa di avere una tomba di famiglia in modo “perpetuo” poiché non è così. Questo almeno è quanto sostengono a Palazzo Cernezzi, anche in base a documenti del 1972, di fatto mai però applicati fino agli ultimi anni quando il Comune ha deciso di intervenire in un settore tanto delicato quanto caotico.

Ma chi si trova l’avviso sulla tomba cosa deve fare? Innanzitutto le scadenze ufficiali per mettersi in contatto con l’amministrazione per il Monumentale sono all’11 gennaio, mentre ad Albate a fine mese. Quattro sono le possibili scelte: richiedere il rinnovo della concessione, chiedere la raccolta dei resti estumulati dalla tomba di famiglia per successiva collocazione in un colombaro od ossario o disporre, quando ricorrono tutti i presupposti normativi ed autorizzativi, la cremazione dei resti. L’ultima possibilità è quella di «rinunciare espressamente a qualsiasi scelta sulla destinazione dei resti mortali dei propri defunti». Strada, questa, che viene percorsa in autonomia anche dal Comune in mancanza di risposte agli avvisi posizionati sulle tombe (i resti vengono portati nell’ossario comunale previo però un deposito provvisorio di almeno sei mesi).

La storia

Intanto però arriva una nuova storia che riguarda le cosiddette “concessioni perpetue”. Protagonista Giuseppe Rizzani che si è anche affidato a un legale. «La tomba di famiglia è del 1834 e lì sono sepolte otto generazioni di antenati. Adesso il Comune sostiene che la concessione non sia più perpetua. Io credo che si debba avere rispetto dei morti e mantenere quanto stabilito in origine». Come detto la questione è anche sul tavolo di un avvocato, il milanese Alberto Predieri, che ha fatto una ricostruzione storica e spiega come tutto sia partito dalla necessità di seppellire un membro della famiglia deceduto, ma che questo è stato finora impossibile, salvo un pagamento di 22mila euro per il rinnovo.

Una questione che il legale definisce «complessa per via della stratificazione di norme che, nel caso specifico, risalivano alla prima metà del 1800, passando poi per il Regno d’Italia fino ai giorni nostri. A nostro avviso nel 1834 fu concesso l’utilizzo della superficie per costruire (e poi manutenere) la tomba di famiglia . E così è stato in ossequio al principio che la tomba fosse di “proprietà” o, più correttamente, la concessione forse perpetua». Poi però le modifiche normative di Palazzo Cernezzi e l’introduzione di una scadenza. «Sia norme di rango superiore sia la giurisprudenza - conclude - dicono il contrario, ovvero che le concessioni perpetue possono (e devono) continuare ad esistere, e ciò fino a che il titolare della concessione non vi rinunci o fino a che il cimitero sia soppresso». Da qui la decisione di «avviare un confronto con il Comune».

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