Cinque anni in van attraverso le Americhe: «Inseguiamo un sogno»

La storia Ilaria e Paolo, coppia comasca, lo avevano organizzato da due anni. Una volta andati in pensione, sono saliti a bordo del loro furgone. E ci resteranno almeno fino al 2030

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Como

Sul fianco del van hanno attaccato un adesivo: una lisca di pesce, con la scritta “Misultin”. Un omaggio a Como, la loro casa, da cui ripartiranno dopodomani per la seconda tappa di un viaggio attraverso le Americhe lungo cinque anni.

Paolo e Ilaria, questi i nomi della coppia comasca, ci hanno messo due anni ad organizzare tutto, e hanno aspettato di andare in pensione per partire. Il primo approdo, nell’ottobre 2025, è stato a Halifax, in Canada. Poi da lì, Ottawa e Toronto prima che arrivasse l’inverno, e con esso la neve. Il van ha poi percorso la costa est degli Stati Uniti, abbracciato la Florida verso l’entroterra, fino ad attraversare gli stati centrali, toccare la West Coast e scendere a Ciudad de México. In tutto? 37mila chilometri, spalmati in dieci mesi.

Stamattina, 15 ottobre, Ilaria e Paolo lasceranno Monte Olimpino per iniziare la seconda tranche della loro avventura, tra Messico e Centro America. Si trovano così a riassaporare l’emozione della partenza, ben raccontata dal sorriso fotografato il 30 settembre 2025, giorno in cui tutto è iniziato. «Fu un sollievo» racconta Paolo. Perchè in effetti la parte più difficile, e dimenticata da chi non intraprende queste esperienze, è la preparazione, dal van «con materassi fatti su misura» fino alla questione più sottovalutata dei visti, che «vanno chiesti sia per noi due che per il mezzo», con delle limitazioni che vincolano la mappa del percorso.

Lo stesso vale per la stagionalità e le dogane :«Fanno fatica a leggere i documenti del van, però con calma, e spiegandoti, te la cavi». Vero, non tutti gli imprevisti si possono prevedere, ma una buona parte sì: «Se hai pianificato bene tutto, sei a tre quarti dell’opera - continua Paolo -. La cosa peggiore quando sei in viaggio è non sapere più dove andare, o dove dormire». Nell’avventura in van, che in pochi intraprendono all’età di Ilaria e Paolo, i due hanno fatto affidamento sulle segnalazioni degli altri viaggiatori: «Se ho dormito in un posto bello e sicuro, lo segnalo, così a sua volta ne beneficia qualcun altro: è reciproco». Sempre per la sicurezza, nella coppia vige una regola ferrea: non si guida al buio. Anche se questo viaggio, dall’alto verso il basso delle Americhe, è da record, i due raccontano che, in realtà, già prima di andare in pensione amavano viaggiare in camper. Prima come marito e moglie, poi con i figli, e ora con Misultin VanLife (questo il nome del loro progetto di viaggio). Tornando proprio al van, un Carthago Malibu 640 LE del 2015, Paolo rivela che «più volte i passanti vedono l’adesivo della lisca di pesce e ci chiedono se siamo dei pescatori». Ma quando lui e Ilaria pronunciano due parole, cioè “Lake Como”, «le persone lo riconoscono sempre, anche nei paesi più insospettabili». Nei primi 10 mesi di viaggio, mentre il contachilometri macinava giri, ha alimentato anche un vero e proprio progetto digitale: un sito-diario in cui la coppia racconta quanto visto e visitato ogni giorno. «Lo abbiamo fatto prima di tutto per noi, altrimenti rischi di non ricordarti quanto di bello hai visto». Difficile, impossibile, estrarre il ricordo più straordinario di tutti, anche se uno forse c’è: sfiorare da una barca il dorso di una balena, e sentirla cantare dal vivo. Poi, nel cuore, sono rimaste anche le relazioni con chi, in quei paesi dall’altra parte dell’Europa, ci viveva da sempre: «Il Messico è una favola, non è più quello di dieci anni fa. Chiedi aiuto, ti danno una mano, si fanno in quattro, e se non possono farti una riparazione, sono anche onesti».

Partiti questo giovedì alla volta del Messico e del Centro America, la terza tappa del viaggio andrà poi dalla Colombia fino all’Uruguay, dove il van sosterà fino all’ultima tappa, che prevede Argentina, Paraguay, Brasile, risalita del Rio delle Amazzoni in traghetto, Venezuela e ritorno in Colombia, per chiudere un cerchio iniziato cinque anni prima. La previsione è infatti di completare il viaggio nel 2030: «A quel punto potremo imbarcare il van e tornare qui, oppure chissà, iniziare un nuovo viaggio: Oceania, Sudafrica oppure un viaggio dalla Russia alla Cina, tornando poi in Europa lungo la Via della Seta». Insomma, la sensazione è che quel diario continuerà a riempirsi di foto e video, ma il regalo più bello, arrivato da questo viaggio è stato «l’incontro con le persone», che in alcuni casi hanno anche aiutato la coppia comasca a proseguire. «Ogni volta sei ospite in un paese che non conosci. E ti accorgi che la marea di pregiudizi che abbiamo nella realtà non esistono».

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