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A Sant’Agostino Per il ventenne Mohamed Friha una pena di sette anni per tentato omicidio ai danni di un altro giovane. Si trova ora ai domiciliari
Sette anni di condanna nonostante lo sconto di un terzo della pena per il rito scelto, l’abbreviato. Questa la decisione presa ieri pomeriggio dal giudice dell’udienza preliminare Chiara Comunale per il tentato omicidio contestato a Mohamed Friha, ragazzo di 20 anni di Como, dal pubblico ministero Antonia Pavan. Anche la pubblica accusa, nel corso della propria requisitoria, aveva chiesto la condanna ma a sei anni a mezzo, quindi lievemente inferiore a quanto deciso dal giudice.
I fatti risalgono alla notte dello scorso 22 giugno, in pieno centro città, a pochi passi da Sant’Agostino. Friha non era presente sul posto, ma scendendo da via Manzoni in compagnia di un amico, aveva notato il fratello impegnato in una lite in cui pareva aver avuto la peggio. Per questo motivo, secondo quando poi ricostruito, il ventenne si era avvicinato partecipando allo scontro e colpendo l’avversario del fratello con due coltellate. Una scena pazzesca, in cui i testimoni raccontano di capannelli di persone – tutte giovanissime – che incitavano i contendenti a picchiarsi quasi facendo il tifo. Solo un automobilista sopraggiunto in quel momento, suonando e fingendo di investire tutti, aveva posto fine all’aggressione disperdendo i presenti.
Friha era stato arrestato poco dopo dagli agenti di polizia, con il presunto coltello usato per l’aggressione già ripulito ma consegnato spontaneamente agli uomini della Mobile e delle Volanti. Per questo motivo era stato arrestato e iscritto sul registro degli indagati della Procura di Como con l’ipotesi di reato di tentato omicidio ma anche di rissa. La lite, tra l’altro, era nata per un motivo più che futile, una bevanda versata in modo accidentale da una ragazza di una compagnia contro un ragazzo di un’altra.
Friha aveva agito nonostante fosse già sottoposto ad un obbligo di firma, personaggio già molto noto della cronaca cittadina. Stando a quanto ricostruito il coltello utilizzato aveva una lama di sei centimetri che era penetrata per tutta la lunghezza fratturando una costola e lesionando un polmone. Due erano stati i fendenti.
Il ventenne è stato assistito in questi mesi dall’avvocato Roberto Melchiorre che aveva presentato l’istanza per essere giudicato con il rito abbreviato che il giudice aveva già accolto. In aula non si è presentata alcuna parte civile mentre era presente l’imputato. Ieri infine, al termine delle conclusioni delle parti, il giudice si è chiuso in camera di consiglio per poi uscire con la sentenza di condanna in primo grado quantificata appunto in sette anni. Le motivazioni saranno rese note. La difesa aveva chiesto le attenuanti, sostenendo l’intenzione di difendere il fratello con un eccesso di legittima difesa, e chiedendo in subordine la riqualificazione del reato in lesioni personali gravi. Friha si trova ai domiciliari.
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