( foto di archivio)
Il caso Il comandante di un taxi boat accusato di procacciarsi clienti in modo illegale. La polizia locale lo ferma e quando rifiuta di dare i documenti lo ammanetta davanti a tutti
«Siamo arrivati pure a questo ora: ci portano via in manette». Ha l’aria sconsolata di chi si sente da troppo sotto attacco Matteo Planta. Lui è il presidente del neonato consorzio che prova a unire le società di taxi boat lariane. E il commento pieno d’amarezza è per le sorti di un collega, che il primo maggio è stato fermato da agenti della polizia locale in borghese e ammanettato davanti a centinaia di turisti. «Portato via manco fosse Pablo Escobar» afferma il titolare di una società di noleggio barche che preferisce l’anonimato («c’è un brutto clima contro di noi»).
L’episodio di cui tutti parlano, tra dipendenti e responsabili delle società specializzate in servizi di taxi boat, risale al primo maggio. Quando non un addetto, ma un capitano di una imbarcazione, viene fermato da due agenti della locale in borghese che gli chiedono il documento di riconoscimento. L’intenzione è multarlo perché, secondo i due vigili, l’uomo avrebbe di fatto svolto attività di vendita di servizi di taxi boat ai turisti di passaggio. Attività vietata dall’ordinanza voluta la scorsa estate dal sindaco Rapinese.
L’uomo consegna il documento, quindi se lo riprende e si allontana. Stando a testimonianze gli agenti lo avrebbero nuovamente invitato a seguirli e a consegnare loro nuovamente la carta d’identità. Al suo rifiuto l’uomo è stato immobilizzato, in via Albertolli. Di questo secondo round esiste un video. Nel quale si vede l’addetto già a terra, con due agenti che gli tengono una mano sul collo per tenerlo fermo.
«Non stavo vendendo» prova a dire l’uomo agli agenti. «Dammi il documento» gli dice uno di loro. Che poi aggiunge: «Guarda che ti arresto per resistenza». Risposta: «Ma sei tu che mi tieni giù». Replica dell’agente: «Chi ha strappato il documento dalle mani?». Dopo qualche altro botta e risposta urlato uno degli uomini in borghese dice al collega: «Mettigli le manette e andiamo in Questura». E così, con le mani dietro la schiena, il capitano del taxi boat ha terminato la sua giornata di lavoro negli uffici della Polizia. Denunciato, poi, a piede libero per resistenza.
Sull’episodio in questione il presidente del consorzio “Nautica lago di Como” (che raduna 19 società) preferisce non entrare nel dettaglio: «Ho sentito solo voci, al momento, e quindi preferisco informarmi prima di parlare, perché l’argomento è ampio e non vorrei che si fraintendesse quello che si dice».
Con l’inizio della nuova stagione le varie società hanno cercato di organizzarsi per trovare un modo che riuscisse a conciliare la promozione dei giri sul lago senza violare i termini dell’ordinanza del Comune, che prevede multe salatissime fino a 500 euro. C’è chi gira con tricicli con tanto di bandiera al seguito, chi con cartelline sponsorizzate, chi con cappellini e magliette, chi con il catalogo dei viaggi al seguito.
Ieri, così come in tutti questi giorni, super lavoro e super affollamento in zona Sant’Agostino. In attesa del trasloco in fondo a viale Geno.
© RIPRODUZIONE RISERVATA