Como capitale della filantropia, le azioni che cambiano il mondo
Il forum Cento giovani da trenta Paesi si confrontano con i colossi dell’industria. Da Barilla a Mantero fino al Como 1907: obiettivo, trasformare l’etica in progetti concreti
Como
Cento giovani leader da 30 Paesi, i vertici di colossi industriali come Barilla e Mantero Seta, e il cuore pulsante del calcio professionistico Como 1907 si sono dati appuntamento alla Camera di Commercio per il Global Impact Forum. La giornata, organizzata dalla Loukoumi Make a Difference Foundation, con la collaborazione dell’Istituto San Carpoforo, ha trasformato la città lariana in un centro nevralgico della filantropia globale, con un obiettivo chiaro: dimostrare che il “Ripple Effect”, l’effetto a catena di una singola buona azione, può generare un impatto reale su scala planetaria. «Non potete cambiare l’intero pianeta, ma potete cambiare il vostro mondo», ha dichiarato il fondatore Nick Katsoris, aprendo una giornata in cui l’istruzione è diventata “testo vivente”.
Il forum ha visto la partecipazione di realtà industriali che hanno declinato il concetto di responsabilità sociale attraverso il proprio core business. Nicola Corradi (media e external relations, Barilla Barilla) ha commosso la platea ricordando l’intervento dell’Unità Mobile durante l’alluvione in Emilia-Romagna del 2023: «Il cibo non è solo nutrimento, ma restituisce dignità e dice a chi soffre: non sei solo». L’impegno del gruppo Barilla si traduce nella lotta quotidiana allo spreco alimentare, educando i ragazzi su come piccoli gesti domestici possano influenzare i complessi sistemi globali di distribuzione.
Sul fronte della moda, Laura Fedriga (direttrice creativa, Mantero Seta) ha scosso la consapevolezza dei presenti analizzando il ciclo vitale di una t-shirt: un viaggio di 180 giorni tra campi di cotone e fabbriche oltreoceano, spesso ignorato durante i cinque minuti di un acquisto impulsivo. «Dietro ogni etichetta ci sono persone e diritti», ha ricordato Fedriga, esortando i giovani a preferire l’etica e la qualità alla cultura del fast fashion. Anche il calcio ha giocato la sua partita sociale. Camilla Veronelli (Csr, Como 1907) ha raccontato la missione del club in Ghana, dove i giovani calciatori della cantera lariana hanno portato il linguaggio dello sport nei villaggi più remoti. «Essere professionisti è un privilegio; restituire parte di questa fortuna alla comunità è un dovere», ha spiegato Veronelli, sottolineando come il legame tra stadio e territorio sia ormai indissolubile. Un pilastro fondamentale della giornata è stato il superamento del tabù legato al fundraising. Katsoris ha spiegato come la raccolta fondi sia la “linfa vitale” delle organizzazioni nonprofit, citando l’esempio straordinario della Loukoumi Treatment Room presso lo St. Jude Children’s Research Hospital. Grazie a micro-donazioni da un dollaro, è stato possibile finanziare una sala dove i piccoli pazienti possono continuare a studiare, garantendo loro il diritto all’istruzione durante le cure. «Chiedere per la giusta causa non è umiliante, è accendere una luce: ogni dollaro è un mattone per il futuro di chi soffre e non dobbiamo mai avere paura di domandare aiuto se l’obiettivo è fare la differenza», ha ribadito Katsoris.
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