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Emergenza casa. I commissari giudiziali del Tribunale: «Non è una pratica amministrativa ma un fatto sociale». Aumentano anche gli accertamenti dei creditori
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Più di 320 sfratti all’anno, nove su dieci per morosità, in provincia chiesti nel 2025 oltre 650 pignoramenti mobiliari e 1.300 accertamenti tributari.
I dati, superata la gobba della pandemia, non sono esplosi, ma lentamente continuano a crescere di qualche punto percentuale ogni dodici mesi raccontando un disagio sociale ed economico legato, almeno in città, anche all’emergenza abitativa.
Ai commissari giudiziali del tribunale di Como l’anno scorso sono arrivate 239 richieste per sfrattare degli inquilini da abitazioni private, oltre il 90% dei casi è legato a situazioni di morosità. In aumento seppur minoritari i rinnovi di contratto mancati, dovuti quasi sempre a nuovi aumenti delle locazioni. A questi numeri occorre sommare un altro terzo, almeno, di sfratti chiesti per degli spazi commerciali, negozi e capannoni, anche questa ottantina di situazioni sono collegate a debiti disattesi e attività fallite. Quanto ai pignoramenti mobiliari si tratta di richieste di arredi, televisori, elettrodomestici chiesti come forma di pagamenti forzati. Ad aumentare in maniera rilevante, raccontano sempre dal tribunale, gli accertamenti, creditori che chiedono conto dei possedimenti dei morosi per rivalersi con maggiore certezza.
Tornando ai più tradizionali sfratti, su 239 richieste ricevute quelle davvero eseguite nel 2025 sono state 199. «Il nostro lavoro impiega in media trenta giorni di tempo – spiega il funzionario Domenico Maffei – per una pratica che tra domanda, giudice, tempi di grazia, accertamenti e rientri può durare fino a sei mesi. Lo sfratto però non è una comune pratica amministrativa, è un fatto sociale delicato. Occorre vedere, per esempio, se in casa ci sono minori, disabili, persone molto anziane, bisogna trovare un incontro e una mediazione».
E’ in discussione una bozza di legge per affrettare le tempistiche, che però non possono essere troppo forzate se si vogliono prevenire episodi spinosi, a volte drammatici, relativi anche all’ordine pubblico. E comunque, a proposito di code, i commissari giudiziali non ci stanno a fare la parte del capro espiatorio. Le attese sono dovute alla legislazione che nel complesso che riconosce delle garanzie e delle tutele, pesa inoltre in maniera non secondaria il tema della carenza di personale.
In tribunale a Como l’ufficio deputato lavora con il 33% dell’organico, manca il 67% dei funzionari. Le sedi un tempo presenti in provincia sono state tagliate e accentrate tutte in città.
Più in generale comunque i dati sugli sfratti testimoniano un momento di difficoltà sociale. «C’è un problema generalizzato in alcuni territori del nord – commenta ancora Maffei – in città e nella cintura l’aumento degli affitti e la mancanza di abitazioni è forte, nel capoluogo larga parte degli appartamenti sono stati dirottati verso il turismo, ad uso quasi esclusivo di locazioni brevi più redditizie. Invece la carenza di alloggi in altre aree della provincia di Como non è così marcata, in particolare sul lago».
Stanno anche aumentando le aggiudicazioni all’asta, case comprate attraverso mutui non saldati che rientrano nelle disponibilità delle banche che poi cercano nuovi acquirenti tramite pubbliche vendite.
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