«Como vive sul luxury. Ma mancano i turisti che spendono davvero»

Centro Strade piene, ma pochi guadagni. I negozianti: «Stiamo avvertendo le conseguenze della guerra»

Un ponte del Primo Maggio con le vie del centro affollate, ma un fatturato che per molti non ha rispecchiato le aspettative. A preoccupare i negozianti è l’assenza dei grandi spenditori internazionali, un fenomeno che sembra avere radici nell’instabilità geopolitica mondiale. Tra gli scaffali di profumi e creme, Veronica Scoppitto di L’Occitane en Provence osserva: «Di traffico ce n’è parecchio. Devo dire che le aspettative erano un pochino più alte dal punto di vista del fatturato, anche se non ci possiamo lamentare. L’anno scorso è andato meglio rispetto a quest’anno, nonostante il traffico ci fosse. Tanta gente però non entrava o entrava e guardava soltanto».

Il problema, secondo gli addetti ai lavori, risiede nella provenienza dei visitatori. «Noi solitamente lavoriamo con i mediorientali - continua Scoppitto -, però non ne stiamo vedendo molti rispetto allo stesso periodo dell’anno scorso. Vediamo soprattutto turisti tedeschi e del Nord Europa».

Le voci

Roberta Facchetti di Yamamay, punta il dito sulla trasformazione del target che frequenta il Lario: «Como vive sul luxury, e il luxury non c’è perché mancano gli arrivi dagli aeroporti di Dubai e simili. Sentiamo esattamente quel tipo di mancanza, perché quello che adesso sta invadendo Como è l’europeo. Ma l’europeo vive la nostra stessa situazione di disagio, la crisi di quello che sta capitando in Europa». Facchetti sottolinea come anche il turismo di prossimità stia cambiando: «Anche lo svizzero, quando c’è questo caos, non viene a Como. Adesso è solo turismo di passaggio. Vengono a Como a fare il loro giro per la classica gita fuori porta. Siamo fuori dalla guerra, ma stiamo riscontrando tutti gli effetti di ciò che accade».

Nei negozi di bellezza, il prodotto più venduto diventa un ricordo da pochi euro. «Rispetto allo scorso anno, c’è un po’ meno flusso a livello di sensazioni - spiega Francesca Puccio di Nashi Argan.- È una percezione che hanno parecchi negozi: il ristorante e il bar sono sempre pieni, però magari il turista di un altro livello, che vuole spendere un po’ di più anche nei negozi, si nota che manca un pochino».

Dello stesso parere Doretta Briguglio del negozio Kaos: «Il problema di base è che ci sono tanti turisti, ma non sono quelli “buoni”. Con questa storia della guerra sentiamo la mancanza dei clienti americani, israeliani, arabi. Questa tipologia di turisti hanno un budget molto più elevato rispetto a noi, ma ad oggi ce ne sono pochi. L’italiano poi ha paura. L’abbigliamento non è una necessità, per cui aspetta un attimo. È un regalino che tu ti fai».

Weekend complicato

A rendere il weekend più complicato sono stati anche i fattori locali. Briguglio non si risparmia: «Questa amministrazione non sta aiutando la situazione. Magari per i parcheggi: se li metti a tre o quattro euro, la gente non viene neanche a Como. Poi la storia dello stadio: non puoi bloccare le strade perché c’è la partita. Uno ci mette tre ore a cercare parcheggio e gli passa la voglia».

Infine, l’ombra della microcriminalità. Facchetti lancia l’allarme: «La città è peggiorata. Già dall’anno scorso entrano e ti portano via il mondo. Te ne accorgi quando vedi gli scaffali vuoti o borseggiatori che prendono dalle borse delle clienti direttamente in negozio». Un dato confermato in parte da Puccio, che ricorda l’esperienza in altri punti vendita: «Da Bijou Brigitte trovavamo proprio i cartellini vuoti, strappati. Il prodotto è piccolo e intascabile, te ne accorgi la sera».

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