Comune o Carducci? Il testo del 1930 dà torto a entrambi

La lite Il museo Casartelli è in effetti di Palazzo Cernezzi che deve però pagare le bollette per via Cavallotti. Tutti gli altri locali «a disposizione dell’associazione»

Il museo Casartelli è del Comune, mentre il resto dell’edificio di viale Cavallotti spetta all’associazione Carducci. Quanto alle bollette, sono tutte a carico di Palazzo Cernezzi. Lo rivela il contratto datato 13 febbraio 1930 e firmato dal notaio Francesco Damiano Cattaneo, documento che abbiamo potuto visionare. Rispetto allo stabile finito al centro del contendere e diviso in due numeri civici, il testo di quasi cent’anni fa lascia poco spazio ai dubbi.

Sulle barricate

Come noto, il Comune di recente - con una comunicazione del dirigente che ha scatenando polemiche a non finire - ha intimato la restituzione delle chiavi del museo e della sala dei Nobel all’associazione, cui chiede anche più di 100mila euro di utenze mai pagate (mossa, quest’ultima, risalente all’amministrazione Landriscina). Il Comune intende assegnare la preziosa sala annessa al museo alla Fondazione Volta che ai piani superiori vorrebbe anche organizzare corsi e lezioni. Mentre gli spazi a pian terreno dello stabile a lato, in passato in uso all’Università dell’Insubria, dovrebbero presto essere occupati dal Conservatorio.

Tornando al contratto del 1930, si legge chiaramente che «il museo didattico Casartelli passa al Comune di Como con la stessa denominazione e destinazione». Questa frase a pagina 12 sembra difficilmente contestabile. Quindi la richiesta avanzata dal Comune, pur essendo giudicata dall’associazione affatto garbata e dialogante, appare lecita. Detto che l’associazione Carducci rivendica il suo impegno centenario per la cura del museo e della sala dove nel 1927 si sono riuniti ben dodici Nobel, in occasione del centenario dalla morte di Alessandro Volta.

Poi nel documento si elencano beni che passano all’associazione Carducci, per esempio le biblioteche Cressoni e Friso, delle aule per scuole di formazione e laboratori di elettrotecnica.

Le richieste

Sembra invece meno fondata la volontà del Comune di ospitare a breve la Fondazione Volta nelle aule ai piani alti dell’edificio che pure sono vuote. «I fabbricati e i terreni dovranno essere ad uso esclusivo» recita sempre il contratto, entrando poi più nel dettaglio di stanze, biblioteca, segreteria, eccetera. Dunque anche il Conservatorio che attende di riqualificare le sale prima in capo all’università dell’Insubria potrebbe incontrare non poche difficoltà. L’associazione Carducci, lo ricordiamo, ha diffidato il Comune dall’assegnare all’ente di alta formazione l’ala da ristrutturare e in questo caso il documento di 94 anni fa sembra dar forza a questa posizione.

Insomma, anche per questioni legate a relazioni e rapporti poco diplomatici potrebbe crearsi l’ennesimo pasticcio. Infine il capitolo bollette. Sempre tornando al 1930, il contratto parla chiaro: «Sarà obbligo del Comune mantenere a permanente completa e libera e gratuita disposizione dell’associazione rimanendo a carico del Comune il riscaldamento e l’illuminazione e fino a quando questa avrà vita».

La prima contestazione sulle utenze da parte di Palazzo Cernezzi risale in realtà alla presidenza di Livia Porta. L’associazione si era opposta, restando disponibile comunque al dialogo. Il pagamento del presunto credito è poi stato intimato tramite cartella esattoriale (amministrazione Landriscina, come detto). L’associazione Carducci allora si è opposta in sede giudiziaria, pur preferendo continuare a trattare. La causa si è conclusa e si attende la sentenza.

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