«Costi alle stelle, il sistema Rsa non regge»

Terza età Le preoccupazioni del direttore dell’organismo che vigila sulle residenze per anziani, Antonio Sebastiano. «Le pensioni non coprono rette in aumento e c’è un maggior numero di persone con bisogni di assistenza elevata»

Le Rsa? «A rischio sostenibilità». Il direttore dell’osservatorio delle residenze per la terza età lombarde sottolinea lo squilibrio crescente tra le rette a carico delle famiglie e i costi sostenuti dalle strutture. L’assistenza degli anziani, sempre più numerosi, necessita di riforme e investimenti. In città ormai il mensile medio supera i 2.500 euro, le pensioni non bastano e i figli devono contribuire, se non alle volte indebitarsi.

Il nodo dei costi

«È un tema cruciale che è stato ampiamente posto alla politica – spiega Antonio Sebastiano, docente della Liuc e direttore dell’Osservatorio Rsa – ed è la politica che deve decidere. Non ovunque sia chiaro le rette delle Rsa arrivano a 3mila euro, ci sono territori con strutture più economiche e città dove in effetti i servizi sono più costosi. Certo abbiamo superato i 2mila euro. Del resto l’energia, l’inflazione, i rinnovi contrattuali del personale, tutto è aumentato. Ed è un fatto però che le pensioni non coprono le spese e che c’è un maggior numero di persone che ha bisogno di una assistenza elevata, inadatta al domicilio, alla luce di fragilità e cronicità complesse, per le quali occorre più impegno da parte di professionisti sanitari quasi introvabili».

Secondo Sebastiano servono «più risorse», detto che già oggi la sanità drena buona parte dei bilanci del sistema pubblico. «C’è però uno squilibrio interno, bisognerebbe dare più strumenti al territorio, più fondi alle cure intermedie e alle comunità rispetto al tradizionale servizio ospedaliero centralizzato» suggerisce ancora Sebastiano.

Intanto la retta mensile più conveniente nel capoluogo costa esattamente 2.095 euro, la più onerosa 3.875. Nell’ultimo lustro i costi per le famiglie sono saliti più del 10%, le liste d’attesa sono aumentate del 200%, le domande non evase sono di fatto triplicate. Molte famiglie non riescono a permettersi ricoveri così onerosi, crescono dunque i parenti che non pagano le rette convinti di poter dimostrare il diritto alle cure gratuite almeno per gli ospiti con patologie anche molto gravi. Per farlo c’è chi ricorre agli avvocati.

«Tanti studi legali stanno calcando la mano – spiega il professore – spingono per avviare cause, chiedere rimborsi. Attenzione però perché le sentenze non sono automatiche, i tribunali entrano nel merito, non danno ragione ai familiari con leggerezza. Anche perché ipotizzare di offrire gratis le Rsa a tutti gli anziani con patologie gravi, per esempio l’Alzheimer, si tradurrebbe in una spesa gigantesca insostenibile per il nostro sistema. Di contro una o due singole cause perse da una piccola Rsa, con rimborsi per migliaia e migliaia di euro, portano queste strutture sul lastrico».

I ricorsi

Analizzate 274 Rsa lombarde l’osservatorio della Liuc ha rilevato alla fine del 2025 come il 43% delle strutture abbia ricevuto informazioni circa la gratuita del ricovero per pazienti che già hanno ottenuto un posto letto. Non sono rare le sospensioni dei pagamenti. «In numeri assoluti il ricorso agli avvocati è ancora ridotto – dice ancora Antonio Sebastiano – la nostra è solo una fotografia scattata in una situazione fluida, ma bastano come detto pochi casi per far saltare i conti e impoverire i servizi presenti sul territorio per la cura della terza età».

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