Csu, 20 dipendenti a rischio: «Per ora zero dialogo»

Il caso La concessione per i quattro centri sportivi scadrà il 30 giugno. Il sindacato avverte: «Il risparmio non passi sulla pelle dei lavoratori»

Como

La rivoluzione che nei prossimi mesi interesserà gli impianti sportivi cittadini finora affidati a Csu (piscina Sinigaglia, quella di Casate e ancora il Palaghiaccio e il centro sportivo di via Segantini a Sagnino) con l’individuazione attraverso appositi bandi, non ancora pubblicati, di nuovi gestori, sta creando preoccupazione tra i dipendenti. Sono circa 20 (su una cinquantina complessivi) quelli interessati in quanto impiegati nelle quattro realtà sportive tra cui assistenti di vasca, addetti al ghiaccio, cassieri e addetti vari.

Csu, società costituita durante l’amministrazione Botta su spinta dell’allora assessore Nini Binda proprio per la gestione una serie di servizi comunali (impianti sportivi, autosilo, sosta...), ha ottenuto una proroga di concessione per i centri sportivi che scadrà il prossimo 30 giugno. Pochi giorni fa in diretta su Etv il sindaco Alessandro Rapinese ha dichiarato di non voler andare oltre e aggiunto che «entro quella data dovrà essere organizzata la gara e ceduto il servizio a soggetti terzi, oltre al fatto che c’è una norma che dice che determinati impianti devono essere ceduti e non possono essere gestiti così. Siamo già in proroga rispetto alle tempistiche e comunque la piscina Sinigaglia, la piscina di Casate, il Palazzo del ghiaccio e il centro sportivo di via Segantini usciranno e saranno a gara».

Come detto però in ballo c’è il futuro di una ventina di dipendenti per i quali i sindacati chiedono che si faccia chiarezza. «Al momento – spiega Biagio Carfagna, responsabile Uiltucs Como - non ci sono interlocuzioni. Il sindaco, sollecitato sia dall’azienda che dalle parti sociali a un tavolo di confronto, ha sempre declinato l’invito a dialogare e oggi ci ritroviamo con le sue ultime dichiarazioni in cui dice che l’affidamento ad altri soggetti è imminente».

Carfagna aggiunge: «Siamo davanti a un rischio occupazionale, poiché è vero che ci sono le tutele di legge, ma parliamo di un’azienda che applica il contratto nazionale del terziario e qualora i dipendenti venissero riassorbiti da nuovi gestori potrebbero andare incontro a contratti di cooperative sociali o a quelli degli impianti sportivi, con tutele molto diverse». Il sindacalista evidenzia che «è stata scritta una lettera a Csu nelle scorse settimane, ma non c’è stata risposta anche perché loro stessi non ne hanno, dipendendo dal Comune» e inoltre precisa che si tratta di «un’azienda sana, con un buon welfare aziendale e per questo la preoccupazione è alta».

Chiude dicendo: «Chiediamo di essere coinvolti e capire le modalità con cui il Comune intende muoversi. Il risparmio non deve passare sulla pelle dei lavoratori e questa posizione la manterremo fermamente in ogni modo». Gli fa eco il rappresentante Filcams Tommaso Pizzo che evidenzia quanto sia «necessario il coinvolgimento da parte del Comune per avere chiarezza e indicazioni poiché la stessa società Csu sta subendo le decisioni dell’amministrazione». In particolare «serve un’interlocuzione con l’azienda, che aveva dato disponibilità nel valutare strade di ricollocazione, ma soprattutto con il sindaco». Ieri è intervenuto il Pd: «Qui si tratta di una precisa scelta politica da parte di Rapinese: sarebbe infatti possibile continuare ad affidare a Csu, società interamente di proprietà comunale, la gestione degli impianti sportivi».

E ancora: «Il Comune tuteli cittadini e lavoratori. È possibile inserire nel bando una clausola sociale con obbligo di assunzione dei dipendenti». Infine chiede garanzie sul mantenimento delle attuali tariffe di accesso alle strutture.

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