Dal Giovio all’Africa. La rotta di Giulio tra cacao e caffè

Generazione in viaggio Il 28enne originario da Como lavora alla FAO ad Addis Abeba dopo l’Olanda e l’Ecuador. «Mi spiace solo non essere lì ora che siamo in Champions»

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Quando la linea si collega con Addis Abeba, la voce di Giulio Mornati restituisce l’entusiasmo intatto di chi sente di trovarsi esattamente dove desidera essere. Per il ventottenne originario di Ponzate, classe 1998, il percorso che lo ha portato fino in Etiopia, alla sede sub-regionale della Fao per l’Africa Orientale, parte da lontano, ma mantiene radici saldissime e profonde nel comasco.«Sono stato al Giovio per cinque anni - racconta Mornati -. È stata un’esperienza meravigliosa della mia vita. Avevo scelto lo scientifico tradizionale per la mia curiosità verso la natura, la biologia e la botanica. Ho avuto la fortuna di stare in una classe bellissima, la mia quinta F: amici con cui mi sento ancora e con cui organizzo la cena di Natale ogni volta che riesco a rientrare in Italia».

Dopo la maturità a Como, la strada si fa chiara: l’interesse per il comparto agricolo lo spinge a trasferirsi in Toscana per la laurea triennale in Agribusiness all’Università di Siena. «È stato bellissimo studiare circondato dalle Docg toscane, come il Chianti Classico e il Brunello di Montalcino. Lì è nata la mia passione per il settore agroalimentare e per la tracciabilità della qualità, un tema su cui ho fatto anche la tesi e che ritrovo identico oggi nelle filiere di cacao e caffè».

Olanda e Amazzonia

Su consiglio dei docenti, la tappa successiva è l’Olanda per la laurea magistrale. «Sono andato a Wageningen, uno dei centri agronomici più importanti al mondo - spiega Giulio -. Studiare lì per tre anni mi ha aperto la mente. Rispetto all’approccio più teorico e regionale italiano, l’università olandese aveva un’impronta globale e pratica, basata su continui lavori di gruppo con studenti provenienti da ogni continente».

Proprio in Olanda arriva la svolta professionale durante un tirocinio in Rabobank, colosso bancario molto attivo sul fronte dell’agroforestazione. «Lavoravo con cooperative di piccoli produttori in America Latina. Ma a un certo punto mi sono detto: sono un agronomo specializzato, non posso lavorare soltanto da un palazzo in città. Volevo un’esperienza diretta sul campo».

Nel marzo 2025, grazie a un progetto governativo, Giulio parte per l’Amazzonia ecuadoriana. «Lavoravo come agronomo per un’organizzazione locale, seguendo 1500 produttori di cacao inseriti in 50 scuole di campo. Con il fuoristrada giravo tra le fincas (propietà agricole, ndr) per promuovere tecniche agroforestali e una produzione libera da deforestazione. È la culla del cacao, dove le comunità indigene lo utilizzavano già 5500 anni fa». Un’esperienza intensa in un Paese non privo di complessità legate alla sicurezza: «L’insicurezza si avverte in Ecuador, ma muovendosi con grande prudenza e seguendo attentamente le norme non ho mai avuto problemi».

Fellowship

Rientrato in Italia nel marzo 2026 per riabbracciare la famiglia, Giulio vince una fellowship alla Fao e ad aprile parte per Addis Abeba. «Dalla culla del cacao sono passato a quella del caffè - scherza -. Qui all’ufficio sub-regionale seguiamo paesi come Kenya, Uganda, Ruanda, Somalia ed Etiopia».

In Etiopia, il suo lavoro si articola su tre direttrici operative fondamentali: «La prima è il supporto tecnico all’agroforestazione, creando ad esempio in Kenya una piattaforma digitale di tracciabilità del caffè per rendere la filiera più inclusiva verso i piccoli produttori. La seconda è lo sviluppo di certificazioni di origine e qualità per valorizzare il caffè originale etiope e i paesaggi forestali in cui cresce spontaneo. Infine, agiamo come ponte per facilitare l’accesso alla finanza climatica internazionale per gli uffici dei vari Paesi della regione».

Guardando al futuro, Giulio mantiene aperte diverse opzioni: «Finita la fellowship, valuterò se rimanere nelle organizzazioni internazionali, passare al settore privato o fare un dottorato sul cacao criollo in Centroamerica, la varietà di cacao più rara in assoluto. In Italia non produciamo cacao o caffè, ma abbiamo realtà d’eccellenza: un domani mi piacerebbe lavorare vicino a casa. Per ora continuo a imparare».

Il legame con Ponzate e Como, intanto, resta ben saldo. «In giro per il mondo tutti conoscono Como, è impressionante - conclude Giulio -. C’è solo una cosa che mi dispiace gestire da lontano: non essere lì ora che il Como gioca in Champions League. Qui ad Addis ho degli amici che tifano Manchester United: guarderemo Como-Manchester insieme».

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