Viaggio nel degrado dei cimiteri di periferia, a Como

Il reportage A Monte Olimpino le stalattiti di calcare e una lettera di denuncia da parte della circoscrizione. A Camerlata cripta e cappellina in stato di abbandono

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Como

A furia di trasudare dal cemento, goccia dopo goccia, l’acqua ha formato delle piccole stalattiti, tutte in fila, come accade nelle grotte.

L’immagine descritta, però, è stata scattata al terzo piano del cimitero di Monte Olimpino, quel grosso blocco di cemento che si vede dall’autostrada, casa di oltre 7.300 defunti di tutte le età. Alcuni riposano nelle tombe di famiglia, altri nei campi, la maggioranza nei colombari, che a Monte Olimpino occupano addirittura un intero corpo di tre piani e un corridoio sotterraneo. A volte il degrado riguarda le tombe di persone morte quasi un secolo fa, senza più affetti che se ne prendono cura. E così, sotto la pioggia, il vento e il peso del tempo, anche le lapidi più dure cedono, i nomi si cancellano e, in alcuni casi, anche il lastrone che fa da coperchio sprofonda. Ma a fare da contorno alle tombe c’è una struttura su cui eredi e famiglie possono fare ben poco.

Il degrado visibile

E a Monte Olimpino, ancor prima di salire al piano “incriminato”, il degrado inizia dai corridoi al piano terra, con le colonne scrostate alla base e i cavi elettrici dei colombari esposti. C’è poi la questione degli innaffiatoi verdi, abbandonati un po’ dove capita, ma questo dipende anche dal buonsenso di chi li usa senza riportarli all’ingresso. Ciliegina sulla torta, un cartello con le regole d’accesso ai cimiteri nel periodo del Covid. A denunciarne il degrado è anche la circoscrizione 8, in una lettera appena scritta e indirizzata al sindaco, ai servizi cimiteriali del Comune e all’assessore competente: «Non vuole essere una semplice lamentela, bensì una formale segnalazione e denuncia di una situazione che, per il luogo interessato e per la sua particolare funzione, appare ancora più grave e indecorosa, oltre a poter determinare condizioni di pericolo per le persone che quotidianamente vi si recano per rendere omaggio ai propri cari». Tra i punti della lettera ci sono anche le scale, con gradini «deteriorati e, in alcuni punti, divelti, mentre i relativi corrimano appaiono privi di un’adeguata manutenzione e di una finitura che ne consenta un utilizzo sicuro e decoroso». Al terzo piano, le infiltrazioni sul tetto dei colombari. E siccome l’acqua da qualche parte cade, ha macchiato anche il pavimento.

Monte Olimpino è un quartiere ai confini del comune, proprio come Camerlata. E anche se qui si è dall’altro lato della Spina Verde, c’è una situazione analoga, a partire dal cancello di via Canturina e dalla bacheca immediatamente sulla destra. Ci sarebbe un ufficio, ma gli interruttori sono scoperti e alle persiane mancano delle listarelle. Il cimitero di Camerlata, al contrario di quello di Monte Olimpino, è quasi esclusivamente fatto di tombe a terra, nelle varie aiuole verdi. Tutto attorno c’è un muro perimetrale (scrostato), che chiude l’area fino all’angolo più a Sud del cimitero, quello in cui forse si concentra di più in assoluto l’abbandono: alla vecchia cappellina.

Nessuno ci entra da tempo

Difficile dire l’ultima volta in cui qualcuno sia entrato: il portone verniciato d’azzurro è chiuso con catenaccio e lucchetto. Ma nel frattempo i vetri gialli si sono rotti, e si intravede l’interno. Alle spalle, c’è tanto, tantissimo verde, che mentre il tempo scorre, si prende spazio. Unica nota di colore in questo angolo dall’atmosfera spettrale è una transenna arancione, come se qualcuno fosse proprio in procinto di lavorare lì. La cappellina, anche se non è accessibile, nasconde sotto di sè il sacrario con i resti dei caduti della Prima guerra mondiale. Un luogo aperto, percorribile, che funge anche da magazzino, con alcuni materiali da costruzione (tra cui un pallet di legno, un secchio e un pacco di cemento in polvere) appoggiati sul pavimento, oltre a una lapide di marmo nero, che apparterrebbe a una signora morta nel 1983. Non è tra i defunti più fortunati, ma anche per chi riceve ogni settimana (o addirittura ogni giorno) la visita di una famiglia attenta al decoro, la cura può arrivare fino a un certo punto. E così, anche chi è morto una settimana fa, e riposa sotto una lapide fresca, può trovarsi dietro a un cordolo rotto. E non poter più ribattere.

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