«Don Roberto, uomo mite verso tutti. Anche con chi in vita lo ha osteggiato»
L’anniversario Stamattina davanti a San Rocco la preghiera a distanza di sei anni dall’uccisione. «Tante persone si affidano a lui: è un segno del Signore. Stiamo raccogliendo molti ricordi»
Lettura 2 min.«Tante persone ancora si affidano a lui e vengono a San Rocco: è sicuramente un’indicazione che il Signore vuole darci. Dentro l’esperienza di don Roberto c’è qualcosa da scoprire e di cui nutrirsi: nella sua vita e nella sua morte c’è qualcosa che fa bene anche a noi».
Sono le 7.15 e davanti alla chiesa di San Rocco regna il silenzio: come ogni anno, anche oggi in molti si sono ritrovati nel luogo in cui il 15 settembre 2020 fu ucciso don Roberto Malgesini per pregare e fare memoria del suo operato. A seguire, la riflessione in chiesa – guidata dal parroco, don Enzo Ravelli, che è anche delegato vescovile per la causa di beatificazione – e la colazione: l’essenza dell’agire del sacerdote valtellinese, verrebbe da dire, ucciso proprio da una di quelle persone a cui quotidianamente portava un pasto caldo.
«Il suo esempio – spiega don Ravelli – ancora oggi mi permette di interrogarmi tanto sulla mia fede e sul mio essere prete. Provo grande gioia quando, a partire dalla figura di don Roberto, scopro aspetti nuovi e sempre buoni per la mia vita». In proposito, prosegue - come previsto dall’iter per la beatificazione del Servo di Dio - la raccolta di testimonianze per ricostruire il bene compiuto in vita. E non solo.
«Oltre alle informazioni che vengono date per il processo e che rimangono riservate, nel Borgo Scalabrini (ovvero la Comunità pastorale di San Bartolomeo e San Rocco, nda) abbiamo iniziato a raccogliere i pensieri di tante persone sulla vita di don Roberto. Quest’anno abbiamo deciso di iniziare a pubblicarli sul sito e sul Foglio parrocchiale». Si tratta, in tutti i casi, di «testimonianze molto belle, in cui viene sempre alla luce un aspetto: le due caratteristiche di don Roberto nei confronti delle persone, ossia l’ascolto e la delicatezza, sono le stesse che aveva anche nel suo rapporto con Dio».
Tra le persone presenti alla preghiera silenziosa, anche don Giusto Della Valle, parroco di Rebbio e Camerlata. «Facile mettere via don Roberto con una sorta di pietismo e di devozione, trascurando la carica di trasformazione sociale che aveva dentro: come nel Vangelo, al cuore della sua attenzione c’era l’uomo con le sue fragilità», ha detto intervistato dall’Ufficio stampa della Diocesi. «C’è il rischio di cadere in pratiche devozionalistiche che lasciano da parte le persone a cui don Roberto ha dedicato la sua vita», ammonisce. Don Giusto ricorda in particolare «il suo stile di delicatezza e accompagnamento personale, che io faccio molta più fatica ad avere. Era sempre in mezzo alle persone: è l’incarnazione del Vangelo. Non in un ufficio chiusi, ma in mezzo agli altri. Qui arrivano le energie e le risorse per costruire un mondo più bello e accogliente verso tutti».
Parole, queste, che vanno nella stessa direzione del ricordo del cardinale Oscar Cantoni, nella prima puntata del podcast “Ho visto dei fratelli” realizzato dalla Diocesi di Como. «Di don Roberto – dice il vescovo – si parla ovunque, oltre i nostri territori, in Italia e all’estero. È piaciuta la sua figura di uomo sereno e prete semplice. Non si dava importanza, né tantomeno si credeva un eroe. Soprattutto ha colpito la sua mitezza verso tutti, anche verso coloro che lo hanno osteggiato e certamente non lo hanno capito».
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