Donne discriminate sul lavoro: il Comasco agli ultimi posti in Lombardia

8 marzo Studio sulla disparità di genere voluto delle Consigliere di parità sulle aziende con più di 50 dipendenti: «I dirigenti sono tutti uomini. Salario, il Lario meglio della media lombarda»

La provincia di Como fanalino di coda in Lombardia sulla percentuale di donne occupate nelle imprese con oltre 50 dipendenti. «Ma le classifiche contano poco» ammonisce Mariasole Bannò, professoressa di Economia dell’Università di Brescia autrice del rapporto biennale sull’occupazione femminile e maschile in Lombardia. Ciò che conta, le fa eco Federica Peraboni, Consigliera di Parità della Provincia di Como, «è il divario esistente» tra uomini e donne nel mondo del lavoro. E la necessità di studiare politiche che possano cancellare il gap ancora esistente.

Lo studio

L’Amministrazione Provinciale festeggia la giornata della Donna con un evento organizzato dalle Consigliere di Parità della nostra Provincia e della Regione Lombardia (presente Anna Maria Gandolfi). Tema: la presentazione del rapporto sull’occupazione in Lombardia, con focus per sul Comasco, per portare a galla i divari di genere tuttora esistenti. E i dati che emergono sono, per dirla con la consigliera Peraboni, «certo non rasserenanti». A introdurre lo studio le autrici, oltre alla professoressa Bannò anche la sua assistente Camilla Federici: «Gli uomini - sottolinea proprio quest’ultima - hanno un predominio a tutti i livelli di inquadramento salvo in quello impiegatizio. Ma, soprattutto, la percentuale di donne diminuisce più aumentano le posizioni di vertice». Poche donne “quadri” nelle aziende, pochissime “dirigenti”. Con Como che ha una percentuale «inferiore al 30% per le quote rosa nelle posizioni apicali».

Le donne occupate in azienda qui sono il 40,2% e i “quadri” il 27,7%

Sul fronte della percentuale di donne occupate in azienda la provincia di Como è terz’ultima in Lombardia con il 40,2%. Peggio soltanto Monza e Brianza e Lecco. Stessa posizione anche nella classifica delle donne “quadri” con il 27,7% e nono posto per le donne dirigenti con il 32,6%. Eppure la nostra provincia è seconda in regione nella percentuale di donne impiegate con ben il 61,4%. «I dati di progressione di carriera effettivi sono molto sfavorevoli per le donne - sottolinea la professoressa Bannò - Per la provincia di Como il saldo netto in tutte le voci, concernenti i possibili avanzamenti di carriera, è sempre negativo». Tradotto: meno corsi di formazione, meno elasticità contrattuale, meno incentivi alla crescita.

Segregazione verticale: la presenza femminile è molto più bassa nei ruoli decisionali rispetto a quelli operativi e amministrativi

Lo studio ha valore soprattutto perché non è un sondaggio, ma si fonda sui dati che le stesse aziende devono presentare attraverso rapporti biennali previsti dal Codice delle Pari Opportunità. E quindi sotto la lente sono finite oltre 8mila imprese lombarde e oltre 2,2 milioni di lavoratori. Il rapporto evidenzia una chiara “segregazione verticale”, con una presenza femminile molto più bassa nei ruoli decisionali rispetto ai livelli operativi e amministrativi, ma anche una “ segregazione orizzontale”, con una maggiore concentrazione femminile nei settori amministrativi e nei servizi e una presenza più limitata nelle funzioni tecniche e produttive.

C’è poi il tema del gender pay gap, ovvero la differenza salariale: il divario retributivo medio è intorno al 20%, ma il gap si amplia nelle componenti accessorie dello stipendio (premi, bonus, indennità), dove la differenza può arrivare a circa il 38%. Su questo fronte Como è messa meglio rispetto alle altre province lombarde.

Alessandra Ghirotti, della Cgil, ha sottolineato come «le donne purtroppo non riescono ad accedere a politiche di conciliazione», mentre il sindaco di Lurate Caccivio Serena Arrighi ha denunciato i «continui taglia ai fondi per le politiche sociali».

Le imprese

«Come Confindustria - le parole della vicepresidente Francesca Polti - rinnoviamo il nostro supporto con l’intenzione ci cambiare questi numeri. Una chiave di lettura è capire quanto si perde a non inserire anche le donne all’interno. Il talento vale più nel genere. Siamo per cambiare e vogliamo fare la nostra parte».

Ma a chi spetta iniziare? Alla politica o al privato? «Bisogna comprendere che le imprese sono coevolutive insieme all’ambiente che ci circonda: il sistema sociale coevolve con le imprese - il commento della professoressa Bannò - C’è un fenomeno di stimolo reciproco: non puoi come società aspettare che siano le imprese a farsi carico di questi interventi, e viceversa vale anche il contrario». Se è vero, come ha detto il presidente della Provincia Fiorenzo Bongiasca, che «la parità di genere non è un rametto di mimosa, ma un impegno quotidiano», di lavoro da fare ce n’è. E molto.

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