(Foto di archivio)
Il caso Doppia condanna, all’ergastolo e a vent’anni, ma Franco Virgato, dopo 10 anni, è in semilibertà. E può usufruire dei permessi negati ai suoi coimputati
La Corte di Cassazione nega i permessi premio chiesti dal boss comasco della ’ndrangheta Luciano Nocera, condannato all’ergastolo per omicidio, e diventato collaboratore di giustizia. Motivo: non basta collaborare o non avere più legami criminali. «Servono elementi concreti e positivi di cambiamento». Una decisione che suona però stonata se si pensa che un altro ergastolano, Franco Virgato, arrestato con Nocera per lo stesso omicidio e poi condannato ad altri vent’anni per un altro assassinio, da mesi ormai passa più tempo in libertà che dietro le sbarre. Dopo aver scontato poco più di dieci anni di reclusione.
E la stonatura sembra ancora più clamorosa se si prende il caso di Rodolfo Locatelli, coinvolto nel medesimo omicidio di Nocera e Virgato sul quale la sua collaborazione ha permesso di arrestare tutti i responsabili. E che, pur se condannato (proprio per la sua collaborazione) a “soli” 20 anni, è tuttora in carcere senza aver ottenuto alcun permesso.
Ricapitoliamo. Nel 2014 a Guanzate viene barbaramente ammazzato Ernesto Albanese, piccolo spacciatore entrato in contrasto con il gruppo capitanato da Luciano Nocera. Proprio quest’ultimo aveva ordina l’omicidio, per dare una lezione ad Albanese. L’ordine viene impartito a Virgato, il quale già aveva ammazzato una persona, Salvatore Deiana, facendo sparire il corpo in un bosco a Oltrona San Mamette con l’aiuto proprio di Nocera. Virgato impone a Locatelli di prendere Albanese e portarlo da lui perché deve rompergli le dita di una mano. Locatelli esegue, ma quando arriva da Virgato scopre che l’idea del killer è ben diversa.
Il corpo del piccolo spacciatore, accoltellato a morte da Nocera, Virgato e Andrea Internicola, verrà sepolto in un giardino. I tre verranno condannati al carcere a vita, Locatelli a 20 anni. Grazie al boss diventato collaboratore di giustizia, Virgato viene pure condannato a trent’anni per l’omicidio di Salvatore Deiana, commesso nel 2019.
E nonostante questo chi ha tolto la vita a coltellate a due persone da mesi ha ottenuto la semilibertà e, praticamente tutti i fine settimana, gode di permessi premio che gli consentono di trascorrere i weekend a casa della madre. Chi, per contro, ha aiutato la giustizia, si trova ancora in carcere senza alcun permesso.
Già nel 2023, e dunque dopo appena nove anni da suo arresto, Virgato aveva ottenuto la semilibertà con possibiltà di lavorare durante il giorno e far ritorno in carcere solo per la notte. Un permesso arrivato pochi mesi dopo una nuova condanna diventata definitiva: 8 anni e 4 mesi per una brutta vicenda di estorsione.
La squadra mobile di Como, quando nel 2023 ha saputo della concessione della semilibertà, si era messa a effettuare controlli sull’attività della società che lo aveva assunto, sui movimenti e i contatti dello stesso Virgato. E in una relazione inviata al giudice di Sorveglianza, era emersa una sottovalutazione di fondo, da parte dei magistrati, dei rapporti che il pluriomicida aveva tessuto con il mondo della ’ndrangheta in passato. Anche per questo, in seguito a una rivalutazione del provvedimento, il Tribunale aveva deciso di revocare la semilibertà.
Ma la rivalutazione è durata decisamente poco. Perché lo scorso anno Virgato ha potuto non solo nuovamente ottenere la semilibertà, trovando un posto di lavoro in un’altra azienda - una società specializzata in logistica in quel di Origgio - ma anche potendo usufruire praticamente ogni settimana di permessi premio che gli consentono di trascorrere il fine settimana libero, senza dover rientrare in carcere.
«Il requisito» per concedere permessi premio «deve comunque essere inteso come la maturazione di un definitivo e irreversibile distacco dal contesto criminale», scrive la Cassazione a proposito di Nocera. Evidentemente, nonostante la Squadra mobile solo un paio di anni fa non fosse così convinta, Virgato quel distacco lo ha definitivamente fatto.
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