Esondazione del lago evitata per poco: «Ma restare all’asciutto costa»

Lago di Como I temporali e gli intensi rovesci del weekend di Pasqua hanno fatto temere che il livello del Lario potesse salire repentinamente: «domenica deflusso portato a 380 metri cubi al secondo»

Nel giorno di Pasqua, da metà pomeriggio in poi, il lago ha seriamente rischiato di andare a far visita al tratto di marciapiede inaugurato la scorsa settimana.

Lo ha confermato il direttore del Consorzio dell’Adda Luigi Bertoli, rimarcando nel contempo che dal primo pomeriggio di ieri la crescita repentina del Lario si è fermata, tanto che alle 16 dai 93 centimetri sopra lo zero idrometrico del mattino il lago segnava 92,8 centimetri. Tornando a domenica il direttore del Consorzio dell’Adda ha ufficializzato il fatto di aver «ulteriormente aumentato domenica il deflusso, portandolo a 380 metri cubi al secondo, vale a dire 60 metri cubi al secondo in più rispetto a sabato».

Senza questa nuova contromisura - dopo che già venerdì il deflusso era stato incrementato sensibilmente - il lago avrebbe fatto segnare domenica a tarda ora un dato vicino ai 97-98 centimetri sopra lo zero idrometrico, con un’ulteriore crescita in nottata, come poi avvenuto anche se in quota minore. Il che avrebbe significato ieri mattina acqua nelle grate e nei tombini di piazza Cavour e primo livello d’allarme per una possibile capatina almeno sulla prima corsia del lungolago. Prova ne sia, come confermato dallo stesso direttore del Consorzio dell’Adda, che domenica sera «ci sono state chieste rassicurazioni, in quella fase telefoniche, dal sistema di Protezione civile comunale e provinciale sui possibili rischi connessi ad un’esondazione, scongiurata grazie all’aumento di altri 60 metri cubi al secondo per quanto concerne il deflusso. Con il fenomeno della subsidenza, ormai i 110 centimetri sopra lo zero idrometrico per vedere l’acqua nei tombini di piazza Cavour non sono più attendibili. Il dato va ritoccato al ribasso, ma servirebbe un dettagliato sopralluogo anche in virtù dei lavori del nuovo lungolago».

Un’operazione, quella legata al ritocco al rialzo del deflusso, che ha un suo costo al netto dell’acqua che viene “sacrificata” dai 180 metri cubi al secondo di deflusso in poi, considerato la quantità in eccesso non serve né alle centrali a valle del Lario né all’agricoltura di pianura. «I costi cui faccio riferimento hanno a che vedere con il personale che per garantire il corretto deflusso di questa imponente quantità d’acqua deve essere impiegato nei corsi d’acqua a valle del bacino del Lario - la chiosa di Luigi Bertoli -. Molte di queste regolazioni avvengono ancora manualmente. È bene che si sappia che mantenere piazza Cavour all’asciutto implica comunque un’azione congiunta di più persone. E questa volta siamo davvero andati ad un passo dall’esondazione».

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