Fare il barista, mestiere difficile: in sette anni calo del 20%

Lo studio L’analisi di Confesercenti Como. Dal 2019 ad oggi 289 esercizi in meno in provincia «Un danno economico ma anche di natura sociale»

Lettura 1 min.

Nei quartieri periferici e nei piccoli centri della provincia, per molti anziani il bar era il posto dove passare ore con gli amici a giocare a carte. Tanti di quei locali negli ultimi anni hanno chiuso come evidenzia con preoccupazione Confesercenti Como. «Ci preoccupiamo davvero di tutte le chiusure che ci sono state, soprattutto nelle periferie», dice il presidente di Confesercenti Como Claudio Casartelli. «Lì c’è stata un’emorragia abbastanza importante». Il danno, secondo Casartelli, è prima di tutto sociale. Quei bar erano un punto di aggregazione. «Erano posti dove soprattutto gli anziani potevano passare delle ore, trovando degli amici. Se vogliamo fare un discorso di carattere sociale, la perdita di quel tipo di bar ha impoverito tantissimo il territorio».

Le cifre arrivano da uno studio dell’Ufficio economico di Confesercenti su dati Infocamere. Tra il 2019 e il 2025 i bar in provincia di Como sono passati da 1.552 a 1.263, cioè 289 in meno, il 18,6%. In città erano 379 e oggi sono 302, 77 in meno (-20,3%). Si tratta della differenza tra le imprese attive all’inizio e alla fine del periodo, non del numero delle chiusure. In Italia, nello stesso arco di tempo, il calo è stato del 14,2%. «Il 20% è stato perso, questo è un dato», commenta Casartelli.

Sulla città, spiega, va fatto un discorso a parte, perché in centro il turismo ha cambiato il tipo di locali. «C’è l’aspetto turistico, che ha portato a mutare un certo tipo di bar. Ci sono più locali orientati verso la ricerca del turista, che chiaramente sono meno attrezzati per il residente».

Casartelli torna più volte sul valore del bar nella vita di tutti i giorni. «Per noi è un punto di riferimento sociale. Il caffè è sempre stato qualcosa di imprescindibile nella nostra vita». E fa il paragone con la grande distribuzione. «Non vai al centro commerciale per bere il caffè. Lo bevi perché sei lì a fare la spesa».

Da qui la proposta di legge di iniziativa popolare di Confesercenti nazionale per la rigenerazione urbana del commercio e dei servizi di prossimità, da presentare in Parlamento. Riguarda tutti i negozi di vicinato, ma tocca da vicino anche i bar. La campagna ha per slogan «I bar sono il cuore delle nostre comunità» e l’obiettivo è raccogliere 50 mila firme. «Si tratta di riuscire a riprendere un certo tipo di attività nelle periferie, nelle zone dei paesi, nei piccoli centri», spiega Casartelli. L’idea è che in questi luoghi il bar possa offrire anche una tabaccheria, giornali e generi di prima necessità. «Un bar che non sia solo bar, ma anche un erogatore di servizi che soprattutto gli anziani non possono avere - conclude Casartelli -E lo si può fare solo con agevolazioni fiscali che consentano a queste piccole attività di sopravvivere».

© RIPRODUZIONE RISERVATA