Farmacie aperte di notte? «Non servono a nessuno. Solo un danno economico»

Lo sfogo Il presidente dell’ordine: «Le ultime richieste alle 23, ma per restare aperti ricorriamo ai gettonisti»

Lettura 1 min.

Farmacie aperte la notte, il 98% delle richieste solo fino alle 23, poi il deserto, per coprire i turni i titolari fanno ricorso ai gettonisti per 400 euro a uscita. Nel Comasco nelle 175 farmacie mancano 70 professionisti, più della metà dei giovani laureati sceglie altre strade.

Sono anni che i farmacisti si lamentano dell’obbligo di tenere a turno aperti la notte, un servizio pensato gratis in caso di reali urgenze, per esempio per chi esce con le ricette dalla guardia medica o dal Pronto soccorso. «Ma per le vere emergenze non serve la farmacia – spiega il presidente dell’Ordine di Como, Giuseppe De Filippis – è un obbligo che non ha una vera utilità. Secondo uno studio della nostra Ats il 98% delle richieste durante le notti arriva prima delle 23 di sera, poi non viene mai nessuno. E’ un fatto anacronistico, che forse ha una ragione a Milano, ma non nei paesini del Lario. Fatturiamo pochi euro dovendo spendere parecchio per trovare dei farmacisti da mettere dietro al bancone. Facciamo sempre più ricorso a collaboratori esterni che domandano anche 400 euro a notte».

Sì perché i farmacisti stimano un 10% di professionisti mancanti nella rete delle farmacia aperte a Como e provincia. Presidi sanitari che negli ultimi anni sono aumentati, in base alle normative dell’Ats e che in accordo con la Regione hanno assunto sempre più funzioni. Tutti i tipi di vaccinazioni, esami e test per i malati cardiopatici, per i diabetici, alcuni tipi di screening, la farmacia dei servizi ambisce a diventare un punto di riferimento per la sanità di prossimità. «Eppure è un fatto anche nelle farmacie mancano i professionisti – dice ancora De Filippis – troviamo pochi giovani laureati. Sarà perché, come succede in tutto il comparto sanitario, soffriamo la vicinanza con la Svizzera. O forse sarà perché tanti nuovi iscritti preferiscono orientarsi verso le aziende farmaceutiche, l’industria cosmetica, rinunciando all’esperienza dietro al bancone a servizio dei pazienti».

A Como quest’anno è iniziato il nuovo corso di laurea in Farmacia, aperto dall’università dell’Insubria. Una cinquantina le matricole a lezione e forse qualcuna in più in arrivo dal semestre filtro di Medicina. La speranza per le farmacie del territorio è trattenere alcune di queste nuove risorse. E però vero che a livello lombardo e nazionale le facoltà di farmacia hanno subito un calo delle iscrizioni, mentre in uscita solo il 48% dei laureati sceglie di lavorare effettivamente nelle farmacie, gli altri seguono come detto altri percorsi.

Al netto delle possibilità lavorative, delle opportunità di crescita e di carriera, pesa secondo i rappresentanti degli studenti e i sindacati il nodo stipendi, fermi da tempo, con un ritocco recente considerato in sede di contrattazione comunque insufficiente a paragone di altre opzioni professionali molto più remunerative.

© RIPRODUZIONE RISERVATA