Gianni Clerici, l’archivio del reporter di tennis comasco si trasferisce a Brescia: «Como dimentica il suo “scriba”»

Il ricordo La famiglia riferisce di non aver fatto nessuna sollecitazione al Comune di Como: dopo la donazione all’Università Cattolica della Leonessa, Brescia istituisce anche un Gianni Clerici Day annuale

Tennis, a Brescia l’archivio di Gianni Clerici. E Como tace.

Brescia si sostituisce a Como nell’onore e onere di perpetuare la memoria del grande giornalista sportivo e scrittore lariano Gianni Clerici, scomparso l’anno scorso a 92 anni.

Il suo archivio è stato affidato dalla famiglia all’Università Cattolica della Leonessa, che ha anche istituito un Gianni Clerici Day annuale. A Como, nulla di tutto questo. Un’immensa mole di documenti, testi (spesso scritti con lo sguardo sul lago di Como), memorabilia e racconti di vita tra sport e letteratura, l’archivio, che fotografa Clerici come maggior reporter di tennis al mondo, come tale ammesso nella Hall of Fame di Newport.

Colui che è passato alla storia del giornalismo come “lo Scriba di Repubblica” «voleva che le sue memorie non andassero disperse – dice la figlia Carlotta Clerici, drammaturga e scrittrice e regista che vive a Parigi – E così è stato e io e mio fratello Luigi siamo molto felici che si sia potuto salvare tutto il suo grande lavoro. Dopo la donazione è logico che l’Università di Brescia ora si impegni nell’opera di studio e valorizzazione. Cosa che a Como era stata ritenuta impossibile». Non trova strano che Como non si mobiliti minimamente per onorare la memoria di suo padre? «Non abbiamo sollecitato nulla, come famiglia».

«Disaffezione»

Non lo trova strano neppure Enrico Colombo, assessore alla Cultura: «Trovo la scelta della famiglia di affidarsi a un ente come la Cattolica di Brescia condivisibile. Lavoreremo come Comune per trovare un momento per ricordare Clerici che può essere un’esposizione o un dibattito in biblioteca. La vera rivoluzione da operare è essere consapevoli di essere una città di arte e cultura, solo capendo la ricchezza del territorio non avremo più questi moti centrifughi e questo senso di disaffezione e di non appartenenza».

Il mondo della cultura comasca si dice deluso dell’addio all’archivio di Clerici. «Sono una tennista accanita - dice Barbara Minghetti, direttrice della programmazione del Teatro Sociale - Ero una fan di Gianni Clerici che ho conosciuto di persona. Mi spiace molto che non si possa trattenere a Como parte della sua storia e del suo patrimonio anche perché in città abbiamo uno dei tennis più belli d’Italia che cerca di farsi riconoscere con un suo torneo. Sarebbe in realtà importante e giusto che Como dedicasse a Clerici uno spazio».

«Chissà cosa avrebbe detto, cosa avrebbe scritto, vedendo il 2023 di Sinner - dice Alberto Longatti, decano del giornalismo comasco che ha giocato a tennis in gioventù – Gianni è stato il Gianni Brera del tennis e ha fatto capire quanto nel tempo questo splendido gioco sia cambiato, si sia evoluto, non è solo muscoli e performance atletica ma calcolo raffinato, penetrazione psicologica, razionalità, calcolo esatto. Ed è la sfida del singolo atleta con se stesso, con i propri limiti. In questo ruolo di testimone del cambiamento Gianni è stato non un mero cronista ma un profeta».

«Più rispetto»

«Como non deve e non può dimenticarlo». Anche Emilio Magni, giornalista e scrittore, ricorda Clerici “comasco da cima a fondo” e chiede più rispetto per il collega e amico: «I suoi libri trasudano “comacinità” da ogni pagina. Ricordo quando lavorava al “Giorno”, i suoi dialoghi con il grande Gianni Brera, maestri da cui ho imparato molto. Che Como a un anno e mezzo dalla morte si dimentichi di Gianni è un vero peccato».

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