Giardini, altro rinvio. Venerdì non riaprono e l’estate è a rischio

Area a lago Slitta ancora una volta la fine del cantiere. Il sindaco si scaglia contro la Soprintendenza: «Continua a non decidere, così noi siamo bloccati»

Ulteriore slittamento in avanti per la conclusione del cantiere dei giardini a lago che non sarà completato, come previsto da Palazzo Cernezzi dopo la proroga già concessa, entro il 15 maggio cioè venerdì prossimo. Data che aveva superato quella indicata dal sindaco Alessandro Rapinese del 26 aprile che coincideva, come lui stesso aveva dichiarato più volte, con il suo cinquantesimo compleanno.

Al momento non sono stati forniti nuovi termini dagli uffici comunali, ma ci vorrà comunque ancora qualche mese per scrivere la parola fine a un intervento avviato nel febbraio del 2024 e che avrebbe dovuto concludersi 360 giorni dopo e che è stato costellato, anche in fase esecutiva (come già avvenuto nel corso della progettazione) da una serie di problemi che hanno via via allontanato la conclusione.

L’azienda che si era aggiudicata l’appalto era stata “licenziata” con la risoluzione del contratto nell’aprile del 2025 poiché in oltre un anno aveva realizzato solo il 30% delle opere e, a settembre, il cantiere era ripartito dopo l’assegnazione dei lavori a due aziende comasche. A fine marzo scorso era stata concessa una proroga di 60 giorni che scade il 15 maggio, tenendo conto delle criticità emerse in corso d’opera, relative in particolare alle interferenze con i sottoservizi. Il sindaco in diretta su Etv ha parlato di una ventina di giorni per finire i lavori non inclusi nella perizia di variante che è al vaglio della Soprintendenza. Quella, per chiarire, che stralcia la parte dei giardini verso lo stadio (circa un terzo del totale) e contiene modifiche nella pavimentazione in viale Corridoni, nell’area interna all’anello e nei percorsi pedonali e ancora la proposta di sostituire i 20 ciliegi rosa già abbattuti con 38 “Pyrus calleryana Chanticleer” (i peri cinesi).

La polemica

Questione, questa su cui ci sono state polemiche e manifestazioni e su cui ora dovrà esprimersi l’Ente di tutela del paesaggio. E proprio contro la Soprintendenza (che ha portato in Tribunale per via Venti Settembre) si è scagliato il primo cittadino: «Siamo prossimi a un record del mondo nella latenza della Soprintendenza a darci il parere definitivo. Ci sono due livelli di ordine, il nostro responsabile locale e poi il soprintendente di Milano, quello a cui abbiamo fatto causa, che non sta rispondendo e adesso sta diventando un problema perché non possiamo proseguire con la variante finché non ci arriva questo parere. Siamo in pesantissima difficoltà. Gli uffici hanno sollecitato già un paio di volte. Un tempo, e abbiamo lo storico, erano praticamente istantanei quando arrivava il parere dal responsabile locale alla firma di Milano, adesso è diventato un po’ più lento».

La battery

Poi ha aggiunto: «In settimana abbiamo avuto una riunione per la “battery” e le cose sono a posto. I lavori stanno andando avanti con la pavimentazione e speriamo in venti giorni di ultimare quello che si può ultimare e poi siamo fermi in attesa del pezzo di carta». E infine: «Non possiamo toccare alcuni lavori in attesa della variante perché questo Ente (non risponde, ndr). Ha tempo 120 giorni, ma non è mai successo. Dovrebbero scadere a luglio, ma se mi tengono fermo fino a luglio impazzisco...». Una volta ottenuto il parere della Soprintendenza il documento, con il cronoprogramma e il quadro economico aggiornati, dovrà essere approvato dalla giunta comunale. Poi potranno ripartire i lavori per l’ultimo sprint.

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