Gli affidavano la figlia tutti i sabati: condannato per sette anni di molestie

Il processo Dodici anni di carcere per violenza sessuale: orrore iniziato quando lei aveva 4 anni. L’imputato mostrava video hard invece dei cartoni animati. Prima denuncia agli amici di scuola

Lettura 1 min.

La madre la lasciava dall’amico di famiglia, andava al lavoro, senza pensieri, senza preoccupazioni. Invece per la figlia, 4 anni, quello era l’inizio dell’incubo. Perché in quella casa del centro città, i cartoni animati che avrebbero dovuto renderle la mattinata leggera, in attesa del rientro della mamma, erano sostituiti da filmini hard.

Una escalation continua, iniziata nel 2010, proseguita fino al 2017 quando la bambina, nel frattempo diventata più grande, aveva trovato la forza per aprirsi e raccontare, prima agli amichetti, poi ai professori, infine ai genitori, ai Carabinieri di Como, alla Procura. Era nato in questo modo un fascicolo agghiacciante, che si è trascinato dal 6 aprile 2023 – ovvero la data della prima querela – fino a ieri mattina quando al suono della campanella, i giudici del Tribunale sono entrati in aula per leggere la sentenza: sì, quegli abusi per i giudici ci furono, il racconto della ex bambina nel frattempo diventata grande, è credibile e riscontrato, e l’imputato merita una condanna a 12 anni. Solo qualche anno in meno rispetto ai 15 che aveva invocato la pubblica accusa. La storia d’orrore ha come protagonista un uomo che era amico di famiglia dei genitori della bambina che avevano bisogno di lavorare al sabato mattina, quando gli asili e scuole erano chiusi. Per questo la mamma aveva cercato un appoggio, qualcuno che le tenesse la figlia, di appena 4 anni che non poteva stare da sola. L’amico era parso la soluzione migliore, perché di lui si fidavano. Ed in un primo momento non erano emersi problemi, con i sabato mattina che trascorrevano davanti ad un normale cartone animato.

La scena era però cambiata dopo poco, con i protagonisti dei cortometraggi per bambini che erano stati sostituiti da altre cassette con persone adulte, nude, in video sempre più spinti, pornografici, e con quell’amico che ora chiedeva di ripetere su un letto quelle scene, palpeggiando la piccola, molestandola, minacciandola di non dire nulla, perché altrimenti ci sarebbero state conseguenze.

La piccola ha trascorso anni nell’incubo di quei sabato mattina, di quel saluto della mamma che andava al lavoro, lasciandola nelle mani di quell’uomo di 56 anni che ieri è stato condannato. Lui ha sempre negato tutte le accuse. Ha detto di non aver mai abusato della ragazzina, e che nemmeno avrebbe mai potuto, essendo anche lui spesso al lavoro fino alle ore piccole, e dunque il sabato mattina spesso a letto a dormire. I giudici però non gli hanno creduto. Condannandolo alla pena di 12 anni e decidendo anche di concedere alla ex bambina, oggi maggiorenne e parte civile in aula, un risarcimento da 50 mila euro che è solo una prima parte di quanto poi potrà chiedere ad un giudice civile.

© RIPRODUZIONE RISERVATA