Gli ambientalisti sugli orti sgomberati: «Giusto, concessioni scadute, ma bisognava tentare la strada del dialogo»
Il dibattito Patelli per Europa Verde e anche Alberici e Scotti per M5S sottolineano lo stato di degrado in cui si trovavano gli appezzamenti di Rebbio ma criticano anche le mancanze dell’amministrazione
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Altre reazioni sugli orti sociali di Rebbio.
Polemiche a parte per Europa Verde l’esponente comasca Elisabetta Patelli prova ad usare razionalità. «Occorre anzitutto riconoscere una realtà oggettiva: quasi tutti gli orti di via Cassiodoro e in parte quelli di via Tettamanti versavano da tempo in stato di degrado. Le concessioni erano scadute, la maggior parte degli appezzamenti risultavano abbandonati e in cattive condizioni generali. La presenza di contenitori con acqua stagnante, vegetazione incontrollata e materiali accumulati creava problemi igienico sanitari e un evidente disagio».
Serviva maggiore pulizia
Un po’ di pulizia erano insomma necessaria. «Questo, però, non significa ignorare che vi fosse anche una piccola parte di orti ancora attivi benché a concessione scaduta. Il dispiacere di coloro che se me occupavano è comprensibile e merita rispetto. E l’ amministrazione aveva il dovere di avviare un dialogo costruttivo con gli ortisti superstiti prima di passare allo sfratto. La vera risposta non è scegliere tra degrado e sgombero, ma costruire un sistema di orti sociali». Patelli quindi chiede un riordino degli orti sociali complessivo, oltre a Rebbio ce ne sono altri in città.
«Ciò che non comprendiamo è perché l’amministrazione non abbia puntato a riqualificare e valorizzare gli orti sociali attraverso un bando, non uno sgombero»
«Oggi abbiamo parlato con alcuni residenti e lasciato un messaggio per il sindaco – commenta per il M5S Silvia Alberici e Federica Douglas Scotti - una cosa è certa, questo spazio è stato lasciato in stato di abbandono e incuria per anni, l’accesso è difficile e pericoloso e i giardini pieni di oggetti e arbusti diventati vere e proprie piante. Ciò che non comprendiamo è perché l’amministrazione non abbia puntato a riqualificare e valorizzare gli orti sociali attraverso un bando, non uno sgombero. Sappiamo che vari cittadini del quartiere hanno fatto domanda per poterne usufruire. L’orto sociale è un presidio di inclusione, coesione, di salute mentale. Il contatto con la natura è fondamentale per ripristinare le risorse cognitive e ridurre l’ormone dello stress. La natura aiuta a ridimensionare le preoccupazioni quotidiane, favorendo una maggiore chiarezza mentale e il benessere psicofisico generale. La socialità è fondamentale per gli anziani poiché contrasta l’isolamento, protegge dal deterioramento cognitivo e riduce il rischio di depressione».
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