I farmacisti: «Siamo noi il primo hub sanitario»

Sanità Non solo gli esami, ora anche il vaccino anti Hpv: «Ma non vogliamo sostituirci ai medici di base»

Como

Le farmacie: «Siamo il primo presidio sanitario del territorio», al via anche il vaccino anti Hpv. Lo dicono le associazioni di categoria, lo ribadiva prima il progetto per la farmacia dei servizi e ora quello della farmacia di prossimità, il cui obiettivo è quello di essere un po’ meno negozio e un po’ più poliambulatorio.

«Se, come pare, le case di comunità non verranno riempite di personale e contenuti, siamo noi a tutti gli effetti il primo hub sanitario del territorio – spiega Attilio Marcantonio, presidente di FederFarma Como – perché ovunque presenti in maniera capillare, perché capaci di erogare sempre più servizi. L’holter, lo screening del colon, più tamponi e test, la spirometria, gli esami per i pazienti cronici cardiopatici anche tramite ricetta e a breve, oltre a tanti altri vaccini, anche quello anti Hpv. Facciamo esami anche specifici in maniera curata e affidabile, refertati da specialisti riconosciuti. A regime avremo anche la possibilità di inserire noi nel fascicolo sanitario elettronico esiti e referti, superando un passaggio altrimenti faticoso per molti. Noi, sia chiaro, non vogliamo sostituirci ai medici, ma vogliamo offrire anche tramite tele consulto un riferimento sicuro alla cittadinanza».

Le farmacie nel Comasco sono 174, le ultime direttive dell’Ats hanno dato il via libera a nuove diverse aperture in alcuni Comuni ancora in corso d’opera, stante l’aumento della popolazione anziana si supererà quota 180 tra non molto. Le farmacie oggi hanno bisogno di personale, sono ancorate alle licenze, ma il mercato di sicuro non ha carenza di richieste, anzi. Ed è vero che negli ultimi anni, spinte dalla pandemia, le farmacie si sono attrezzate per fare più esami e prestazioni, incassato il via libera delle autorità regionali, anche formando debitamente il personale.

I medici di medicina generale, sempre nei confini della nostra provincia, sono invece scesi a quota 290, abbiamo perso circa il 10% dei medici dalla pandemia e entro il 2028 matureranno la pensione un quarto dei dottori over 65, con dall’altra parte della barricata pochi giovani laureati in arrivo. Ieri sul tema la fondazione Gimbe chiedeva riforme con una visione d’insieme. Se è vero che circa l’85% dei medici comaschi già oggi lavora in forma associata, per corrispondere un servizio più strutturato, ormai gli studi medici sono inferiori per numero alle singole farmacie.

Anche se nella pratica la riforma non ha molto avuto seguito le farmacie oggi anche unendo le forze possono allestire spazi esterni o aggiuntivi per effettuare test e iniezioni. Nuove offerte che fanno scuotere il capo ai medici di famiglia, che pure immaginano nuovi servizi diagnostici nei loro studi e che nel Comasco sottolineano il lavoro da sempre svolto in sinergia con i colleghi farmacisti. Anche il presidente dell’Ordine Gianluigi Spata, in maniera diplomatica, ha fatto riferimento alle possibili invasioni di campo nel suo discorso annuale. Sul tema molte sigle sono ai ferri corti. «Il contributo dei farmacisti è prezioso – dice il segretario provinciale della Federazione medici di medicina generale Massimo Monti – per raggiungere gli obiettivi di salute pubblica. Ma il ruolo del medico resta fiduciario, garantisce l’appropriatezza, la diagnosi, non guarda a logiche prestazionali e di consumo».

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