I magistrati ai comaschi: «La buona giustizia è un patrimonio di tutti»

L’evento Incontro con giudici e pm riempie il Cinema Astra: «Ogni anno in Procura 20mila nuovi fascicoli»

Como

Giudici civili, penali, gip e pubblici ministeri incontrano i comaschi, e al Cinema Astra c’è il tutto esaurito. Pienone, sabato, per l’evento voluto dalla sottosezione di Como dell’Associazione Nazionale Magistrati: prima la proiezione del docufilm “Dike, vita da magistrato” quindi il confronto con i magistrati comaschi.

Ad aprire il confronto Antonia Pavan, pubblico ministero: «Si sente dire che i pm sono fannulloni, e allora è utile confrontarsi con i numeri. Qui a Como nel 2025 i 9 pm in servizio hanno dovuto far fronte a 19.388 nuovi fascicoli. I dati raccontano come in Italia le Procure definiscano procedimenti almeno tre volte in più rispetto la media europea. E questo nonostante i pm italiani abbiano un +503% di fascicoli in più di quella media». Daniela Failoni, giudice penale, ha raccontato come «in Tribunale vi siano 111 fascicoli pendenti davanti al collegio, 1599 davanti al giudice monocratico e 6 in Assise. Ciascun giudice comasco ogni mese deve affrontare venti nuovi processi. La giustizia è lenta? I fattori che incidono sui tempi delle sentenze sono da un lato patologici, come la carenza di organico sia tra i magistrati che, soprattutto, tra il personale amministrativo, ma anche fisiologici. Noi siamo una comunità non lavoriamo da soli. La buona giustizia, che è patrimonio di tutti, funziona se tutti collaborano».

Giulia Bignami è giudice civile e del lavoro: «La carenza del personale amministrativo da noi sfiora il 40% e il queste figure professionali sono un ingranaggio essenziale. Nel 2024 è stato bandito un concorso per assumere nuovi funzionari dell’ufficio per il processo, ma con contratto a tempo determinato. A Como tutti i funzionari che erano al settore “famiglia” hanno lasciato per provare ad accedere ad altri ruoli a tempo indeterminato».

Luciano Aliquo è invece giudice delle esecuzioni: «Io nel mio ruolo ho 800 nuove procedure ogni anno. E ogni singolo fascicolo di quegli 800 tocca la vita di un impresa e quindi la vita delle persone legate a quell’impresa. Non possiamo dimenticarci che i tempi della giustizia devono tener conto del fatto che trattiamo vite, non numeri».

«Ci accusano di essere una casta che non paga mai, ma non è così - è l’affondo di Chiara Comunale, giudice delle indagini preliminari - I numeri dicono che in un anno vengono accolte 505 domande di riparazione per ingiusta detenzione, che è cosa diversa dell’errore giudiziario» che si verifica quando si ha la revisione di una sentenza (in Italia i casi sono 5 o 6 all’anno). «Ma sapete quelle 505 ingiuste detenzioni su quante misure cautelari sono calcolate? 48953 misure. Di queste solo l’1,1% viene considerata ingiusta. In Francia quella percentuale è del 4%. Il ministro della Giustizia di quelle 505 domande di risarcimento ha ipotizzato illecito disciplinare solo in 5 casi».

Valeria Zini, pubblico ministero, ha poi sottolineato come «sul piano penale per agire contro di noi, al contrario dei parlamentari, non serve alcuna autorizzazione a procedere. Anzi: ogni nostro reato è sempre aggravato, in quanto pubblici ufficiali». Infine Giulia Ometto, anche lei pm, ha difeso l’operato del Csm: «Serve a proteggere l’indipendenza della magistratura, che non è un nostro privilegio, ma una tutela per i cittadini».

Elisabetta De Benedetto, responsabile della sottosezione Anm, ha voluto ringraziare «di cuore» tutti i presenti: «uno sprone per proseguire su questa strada, riavvicinando le persone alla buona giustizia, sfatando i luoghi comuni e soprattutto facendo conoscere il fulcro del nostro lavoro: la costante applicazione della legge, sottoposti solo alla legge, senza altri fini se non quello per cui abbiamo giurato sulla nostra Costituzione. Con la promessa e l’impegno di organizzare altri incontri e l’obiettivo ambizioso di ospitare tutti all’interno del Palazzo di Giustizia, aprendo finalmente le porte di quella che consideriamo, a tutti gli effetti, la nostra e la vostra casa».

© RIPRODUZIONE RISERVATA