I saldi estivi non decollano. «Il turismo è cambiato»

Commercio I comaschi acquistano sul web e i visitatori spendono meno. Russi assenti, pochi da Usa e Nord Europa: «Capivano meglio il nostro gusto»

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Girano per la città con gli zainetti ed è probabile che, all’arrivo del tramonto, salgano su un pullman lasciandosi alle spalle il centro città. Sono turisti, ma non sono come quelli degli anni scorsi. E ce lo racconta chi, dietro alle vetrine del centro, basa oltre la metà del proprio fatturato proprio sui visitatori stranieri.

Le voci

«Avendo un contatore all’ingresso possiamo dire di avere un 20-25% in meno di ingressi rispetto all’anno scorso. Vuoi per il caldo, vuoi perchè scendere in città costa, ma i turisti restano sul lago» racconta Giusi Mallimaci, titolare del Bata di via Vittorio Emanuele. Lei, che finora registrava il 50% degli incassi nel weekend ha dovuto invertire marcia: «Meglio mettere più personale durante la settimana. Il turista quest’anno è cambiato. E di comaschi non ne vedono, a meno dei clienti di prossimità».

In molti dei negozi in cui chiediamo informazioni, i titolari non sono presenti, ma il personale, che spesso e volentieri è composto da ragazze giovanissime, conferma le voci: i saldi dell’estate 2026 non si stanno facendo sentire per due motivi: il comasco compra da altri canali, come l’online, e il turista quando compra, non spende tanto. «Lavoriamo tantissimo con gli stranieri, ma secondo me è calato tanto il lavoro, non c’è più la gente che spende» racconta una giovane commessa, che lavora in un negozio d’abbigliamento di fascia medio-alta in centro.Secondo Marco Cassina, che oltre a gestire la boutique di abbigliamento maschile Peter Ci, è anche presidente di Federmoda Como «i saldi risentono un pochino delle alte temperature ma in un’epoca di “abuso” del termine sconto mantengono il valore e il significato originale di opportunità di shopping ad un prezzo reale calmierato».

Va detto che i saldi, iniziati il 4 luglio e in chiusura il 1° settembre, non sono un fattore che di per sè traina i clienti stranieri: loro arrivano quando arrivano, senza pianificare lo shopping, e decidono al momento se entrare o meno in negozio, e non sempre hanno un comportamento educato. «Tra una dozzina d’anni potrebbe esserci un bel centro vuoto, o con soli negozi monomarca e food» riferisce Roberto Brumana, dal 2005 tra i mille colori di Memento. Anche qui i saldi sono «decisamente più scarichi, il comasco è diventato marginale per molti di noi, e il turista è il 70% delle nostre vendite, ma non segue il saldo». Spunta poi un’ipotesi: luglio e agosto, i due mesi di saldi, sono anche il periodo in cui si concentra il turismo più economico.

Centro cambiato

Se c’è qualcun altro che ha visto cambiare il centro e i volti che lo abitano, è Alessandro Muscionico, del negozio centenario “La Pliniana”. Ieri pomeriggio ci ha spiegato che a Como «c’è più un turismo di massa che di qualità. I saldi sono partiti meno rispetto all’anno scorso. Certo, va a giornate, e il bilancio si tira a fine mese. Però chi entra da noi fa spese più basse». Per quanto riguarda l’identikit del cliente, sono calati gli americani e i nordeuropei ed è «un peccato, perchè rispetto agli asiatici sono più allineati al nostro stile italiano e lo apprezzano. Ci sono stati tempi in cui si compravano 3-4 completi in una volta sola».

Dall’altro lato della strada lavora Martina Caminada di Yves Rocher. Spiega che «il beauty è un settore diverso, in cui le promozioni sono più frequenti. Non si aspetta questo periodo, ma durante i saldi si trovano delle percentuali un po’ più alte. Non lavoriamo nello specifico con i turisti - continua -. Capita l’arabo che passa e porta via 200 euro di cose, ma il turista classico prende la crema solare o lo shampoo che si è dimenticato a casa».

Nel corridoio dello shopping, anche le scarpe e le borsette di Miriade hanno visto il turismo cambiare. A due settimane dall’inizio dei saldi «non va malissimo, ma andare bene è un’altra cosa - racconta Luigi Savi -. Noi sopravviviamo con gli stranieri e questo è il periodo in cui lavoriamo di più, ma la qualità del turista è scesa. Non lo dico per sminuire, ma se il turismo non dà risultati, si fa fatica. Non bastano due mesi per sopravvivere».

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