Cronaca / Como città
Domenica 25 Gennaio 2026
Ieri 82 nuovi medici hanno giurato a Como: «Fiducia nel futuro»
Como Cerimonia all’Ordine, il presidente Spata: «Battetevi, senza liti ma anche senza paura»
Como
Il giuramento di Ippocrate di 82 nuovi medici comaschi. In un momento storico in cui c’è grave carenza di camici bianchi, applaudire un numero significativo di neo laureati in medicina e odontoiatria lascia ben sperare. Ieri mattina in via Madruzza alla sede di Cometa buona parte dei nuovi dottori, freschi di laurea conseguita tra il 2025 e i primi giorni del 2026, hanno partecipato ad una piccola celebrazione da parte dell’Ordine dei medici di Como.
Il presidente provinciale Gianluigi Spata ha chiesto loro di avere «fiducia nel futuro» sicuro che queste nuove leve possano «sostenere il nostro sistema sanitario nazionale, un modello di eguaglianza e equità che ha bisogno del vostro impegno».
«Dobbiamo batterci, essere propositivi, senza litigare, senza essere aggressivi – ha detto Spata – ma senza avere paura di portare la nostra esperienza quotidiana». Senza, ha sottolineato più volte, subire scelte e decisioni prettamente «politiche», ma anzi avanzando con «coraggio» idee e soluzioni che spettano al ruolo medico. Ad incoraggiare i novelli dottori, quasi tutti già impegnati in percorsi di specializzazione, tra reparti e sale operatorie, tre medici applauditi dall’Ordine per la loro laurea solo pochi mesi prima.
Per esempio Chiara Clerici, giovane odontoiatra, che indossato il camice è partita per la Tanzania per regalare un sorriso anche in luoghi estremamente poveri. «È stata un’esperienza professionale e umana importante – ha detto la dottoressa – perché l’approccio con il paziente bisogna provarlo sul campo, non si insegna a scuola».
«Io appena laureato avevo l’ansia di iniziare – ha detto Tommaso Roncoroni – sono partito di corsa facendo primo soccorso e lavorando in una Rsa, adesso sto facendo la specialistica in anestesia e rianimazione. Io suggerisco a voi di prendere tempo, di capire bene quale può essere la strada migliore. Anche a costo di perdere un anno, meglio cambiare e scegliere ciò che davvero si vuole fare. Attenzione perché all’inizio è facile frequentare ambienti ostili, con medici strutturati che non insegnano sempre la cosa giusta. E’ bene allora fare rete, stare accanto agli altri giovani medici».
«Il primo anno è stato tosto – così Bianca Marzatico, specializzanda a Milano in Ortopedia – tanto che pensavo di non superare il corso. Ho affrontato momenti brutti, situazioni difficili. Poco alla volta però la paura ha lasciato spazio alla responsabilità. Sentirsi chiamare “dottoressa” dai pazienti mi ha fatto sentire all’altezza del ruolo. Non bisogna demordere».
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