Il Centro Volta risorge dopo 12 anni: «Tra accademici relazioni continue»

Como Il governo ha l’intenzione di finanziare un nuovo polo dedicato al fisico comasco. Giulio Casati: «Se Alessandro fosse qui, si occuperebbe di intelligenza artificiale e quantum»

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Se oggi il fisico comasco Alessandro Volta, da sempre associato alla pila e al generatore elettrico, fosse ancora alle prese con la ricerca scientifica, con ogni probabilità si occuperebbe di intelligenza artificiale e computer quantistici. Non a caso il governo ha annunciato di voler investire finanziamenti importanti per costruire un nuovo Centro Volta, ente scientifico attivo fino a dodici anni fa alla villa del Grumello, poi confluito nella Fondazione Volta. Così ha anticipato lunedì durante un pubblico appuntamento il sottosegretario all’Innovazione Alessio Butti.

Livello internazionale

«Questo nuovo Centro Volta sarebbe di livello nazionale, se non europeo» commenta Giulio Casati, accademico, noto fisico comasco già impegnato nella Fondazione Volta e, prima ancora, nel centro scientifico sopra a Villa Olmo. «Il nostro più piccolo Centro Volta era stato messo in piedi dal sindaco Spallino alla fine degli anni settanta. Quindi, più di dieci anni fa, è stato accorpato a UniverComo, ente nato per accogliere universitari a servizio degli atenei cittadini. La vocazione è così divenuta forse meno scientifica e più culturale. Prima però il Centro Volta aveva immaginato la nascita dell’università dell’Insubria, oltre che i primissimi corsi di informatica a livello italiano. Si era occupato di ricerca e di giovani ricercatori da attrarre sul lago». E domani invece? «È ragionevole puntare sulle nuove frontiere – dice Casati –. Al mondo ci sono già alcuni potenti centri scientifici che usano i calcolatori quantistici per scopi industriali, ad esempio farmaceutici. Usando logiche diverse, questi macchinari promettono di cambiare il mondo, uniti alle nuove applicazioni dell’intelligenza artificiale. Richiedono forti investimenti e potrebbero essere rivoluzionari. Ben venga dunque se questo passaggio avvenisse in riva al lago nel nome di Volta».

Il Centro Volta per come l’abbiamo conosciuto, in realtà sopravvive ancora: gli atenei lombardi, l’università comasca e varesina, passando al Politecnico a Pavia, e dalla Bicocca alla Statale, avevano creato una rete per favorire scambi accademici. La villa del Grumello d’estate ospita ancora convegni e sessioni di rilievo internazionale.

«La Fondazione Volta, dunque, continua in parte quella missione – commenta Federico Canobbio Codelli, altro personaggio di spicco del centro voltiano –. Non c’è grande discontinuità. All’epoca la ricerca però cavalcava la prima rivoluzione informatica. Dalla scuola, all’industria, all’automazione e anche noi come centro avevamo dato una spinta importante ai computer e alla rete. Tutto ciò che era stato ipotizzato da questi esordi si è poi verificato. Adesso il cambiamento più impressionante guarda all’intelligenza artificiale e al quantum, che immaginano cambiamenti nella società molto superiori alle nostre prudenti previsioni».

Sviluppo

Nel libro “Il computer impossibile” Casati, insieme ai fisici Giuliano Benenti e Simone Montangero, sostiene che «lo sviluppo dei calcolatori quantistici si intreccerà sempre di più, in futuro, con lo sviluppo dell’intelligenza artificiale, aprendo la strada a nuove grandi opportunità, assieme alle quali potranno nascere problemi etici, legati alla distinzione tra naturale e artificiale». Sarà una trasformazione che tutti dovremmo essere capaci di comprendere: «Non è semplice, si può essere scettici, ma ci siamo dentro – dice ancora Canobbio – al netto degli scenario futuribili io credo che se Volta fosse ancora qui oggi, in qualità di eccezionale ricercatore, si occuperebbe proprio di queste tematiche».

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