Il grazie di Allevi a una comasca: «Ha capito davvero le mie parole, molti commenti non hanno colto il punto»

Sanremo Alice Figini, di Como, ha dedicato un articolo sul sito sololibri.net al monologo di Giovanni Allevi. Lui le ha scritto sui social

«All’improvviso mi è crollato tutto»: è iniziato così il monologo che Giovanni Allevi ha pronunciato sul palco di Sanremo lo scorso 7 febbraio, raccontando a un pubblico col fiato sospeso il proprio difficilissimo percorso a tu per tu con una grave malattia. E altrettanto all’improvviso il pianista è entrato nella vita di Alice Figini, comasca oggi residente a Roma, con un messaggio.

«Cara Alice, vorrei ringraziarti per la splendida e profonda riflessione che hai offerto sul finale della Critica della Ragion Pratica di Kant». Un messaggio inviato tramite i social in riferimento a un articolo che la giovane comasca ha scritto, il giorno dopo il monologo, sul portale sololibri.net. «Ero davanti alla televisione - racconta Alice - e quando ha citato Kant ho annotato la sua frase. Le questioni letterarie e filosofiche mi hanno sempre affascinata e quella frase (ndr. “il cielo stellato può continuare a volteggiare nelle sue orbite perfette” ) così vicina a una frase con cui Kant chiude la Critica della Ragion Pratica, mi ha colpita. Così ho scritto un articolo».

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Articolo che non solo il Allevi ha letto e apprezzato, ma con cui, come ha scritto lui stesso in un secondo messaggio, Alice ha «colmato un vuoto interpretativo. Per me è stato il punto più importante del monologo, dove le vicende terrene si agganciano alla dimensione del cielo stellato e alla dimensione metafisica dell’anima. Molti commenti al monologo hanno saltato quel punto». Un punto che invece la comasca ha percepito da subito come centrale: «Il suo è stato un elogio della forza di volontà e di quello che possiamo fare, dell’azione moralizzatrice che possiamo compiere come individui unici e irripetibili, con la facoltà di scegliere tra il bene ed il male, senza farci fuorviare dalle ingannevoli percezioni del mondo sensibile».

Le parole misurate del maestro, dosate con attenzione e cura, emozione pura, come le note suonate, per la prima volta dopo due anni davanti a un pubblico, hanno fatto riferimento anche a un altro tema caro a Kant, che Alice ha voluto approfondire nel suo articolo: l’immortalità dell’anima. Una delle frasi pronunciate sul palco di Sanremo che maggiormente hanno toccato i cuori del pubblico - “non potendo più contare sul mio corpo, suonerò con tutta l’anima” - ha portato la giovane comasca a riflettere sulla necessità vibrante che ogni uomo sente di sperare in una prosecuzione della propria vita, dopo la morte. Come ha sottolineato Allevi stesso, è il desiderio che qualcosa di essenziale in ciascuno di noi permanga, quel qualcosa capace di portarci a dire «io sono quel che sono», proprio come ha fatto il maestro sul palco di Sanremo, con le mani tremanti e gli occhi pieni di lacrime.

Ma c’è anche un altro passaggio del monologo passato inosservato che ha toccato la giovane comasca da vicino, risvegliandole ricordi e sensazioni intime: «Mi ha emozionato quando ha parlato delle albe e dei tramonti visti dalla stanza di ospedale, perché anche io ho vissuto qualcosa di simile. Ricevere questo suo messaggio di apprezzamento mi ha commossa, ho capito il suo spessore umano».

L’articolo di Alice Figini è disponibile sul sito sololibri.net, cliccando qui.

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