Il linguaggio sempre più povero degli studenti: «Faticano a leggere e comprendere i testi»

Scuola Anche a Como gli insegnanti registrano difficoltà nell’esposizione scritta e orale: «I problemi lessicali bloccano lo studio delle altre materie». «Disagi soprattutto in prima»

Secondo l’indagine internazionale Pisa dell’Ocse, in Italia un quindicenne su cinque non riesce a leggere in modo fluente: appare infatti incerto, troppo lento o veloce e commette errori.

Spesso, inoltre, non comprende fino in fondo il significato del testo, a causa di una proprietà lessicale ridotta. Un dato nazionale che trova conferma anche nella nostra provincia, con difficoltà crescenti soprattutto dopo la didattica a distanza applicata durante la pandemia.

Molti giovani, sia alle scuole medie che alle superiori, fanno fatica ad ampliare il proprio vocabolario e, spesso, snobbano la lettura di un libro, a meno che vi siano “costretti” da una successiva valutazione. «Confermo le difficoltà nella lettura, ma anche nella comprensione - è il commento di Emilia Izzo, docente di lettere alla scuola media Ugo Foscolo e responsabile, insieme a Monica Ciaraldi del progetto lettura e della biblioteca della scuola - I ragazzi non padroneggiano le parole e vanno per somiglianza, spesso ci sono refusi anche nei vocaboli più semplici. C’è una difficoltà lessicale che va a inficiare tutte le altre attività, come la comprensione di un testo di storia, geografia e scienze. Credo che influisca anche l’uso del digitale: io che sono anche referente della biblioteca, mi accorgo che molte volte leggono se sanno che c’è una valutazione correlata e non per il puro piacere di farlo».

Il progetto

Per questo motivo è stato creato un progetto della biblioteca per portare i giovani a leggere di più, anche se non è semplice. «Li invitiamo a leggere a bassa voce o davanti allo specchio, la lettura tecnica è difficoltosa – aggiunge Izzo - Spesso dicono che non gli piace leggere, preferiscono guardare un video di pochi minuti che riassuma il libro. Quando devono leggere un testo, le loro difficoltà vanno a inficiare la comprensione della classe. Spesso, poi, non comprendono: bisogna spingerli a utilizzare il dizionario a ogni parola nuova, non sono abituati. Arrivano a scrivere frasi semplici, ma già utilizzare la subordinazione e l’uso delle congiunzioni è molto complicato per loro. Studiano la grammatica, ma poi trovano difficile applicarla alla scrittura. Dopo la pandemia c’è sicuramente stato un calo nelle prestazioni. Emerge proprio una difficoltà di comprensione».

Non è sempre tutto liscio nemmeno alle superiori. «Io non vedo difficoltà nei passaggi logici e nelle argomentazioni, ma sicuramente un lessico molto ristretto – spiega Valentina Romano, docente di lettere al Giovio - Quando i ragazzi non comprendono, è perché non conoscono le parole. È proprio una questione di pochezza del patrimonio lessicale: scialbo, generico. Usano sempre i soliti verbi o aggettivi. Nelle mie classi ho bandito il verbo dire e gli aggettivi bello, buono, brutto e cattivo. Ho notato, comunque, che le classi in cui fanno più fatica sono quelle in cui non si studia il latino, che aiuta tantissimo anche a livello lessicale».

Difficoltà di esposizione

E conclude: «A volte non riescono a dedurre il significato nemmeno dal contesto. Non credo comunque che siano tanto difficoltà di comprensione, quanto di esposizioni. Ce ne accorgiamo soprattutto nelle classi di ingresso. Con i messaggini non scrivono più e si esprimono nel modo più essenziale possibile».

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