Il ministro Valditara sulla vicenda della scuola Corridoni: «È inaccettabile»

Como Problemi di sicurezza nelle aule di via Fiume dove il Comune vuole spostare gli studenti. Da Roma il richiamo ufficiale al sindaco Alessandro Rapinese: «Ricevuta la lettera delle famiglie sono intervenuto»

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Como

«Anomala» e «inaccettabile». Con queste due parole il ministro dell’Istruzione e del merito Giuseppe Valditara definisce quanto sta accadendo a Como e, nello specifico, alla primaria “Corridoni” di via Sinigaglia all’indomani della dura presa di posizione della dirigente generale dell’ufficio scolastico regionale Luciana Volta, che già era intervenuta con il provveditore comasco Imerio Chiappa a fine luglio dopo le parole del sindaco Alessandro Rapinese (in video), richiamandolo al rispetto delle competenze.

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Volta ha posto l’accento su problemi di sicurezza nella scuola “Venini” di via Fiume, dove ora Palazzo Cernezzi vorrebbe trasferire buona parte delle classi della Corridoni, inizialmente destinate alla Foscolo di via Borgovico, esclusa però dallo stesso Comune dal piano delle sedi idonee benché fosse stata indicata fino a poche settimane fa come prima alternativa.

Le famiglie hanno scritto al ministero

«Appena ho ricevuto la lettera che mi hanno inviato le famiglie degli alunni della scuola primaria Corridoni – ha dichiarato ieri il ministro Valditara a “La Provincia” - mi sono immediatamente attivato sul caso e ho interessato anche l’Ufficio scolastico regionale della Lombardia perché intervenisse direttamente sul sindaco». La lettera recapitata da Volta a Palazzo Cernezzi e alle dirigenti scolastiche dell’Istituto Como-Borgovico (di cui fa parte la Corridoni) e di Como-Centro (che comprende via Fiume) è quindi frutto di successive verifiche in seguito a un confronto avuto direttamente con il ministro dell’Istruzione che già lo scorso 29 luglio, in videoconferenza con la stessa Volta e l’assessore regionale comasco Alessandro Fermi, aveva avuto le prime informazioni su quanto stesse succedendo a Como. Il ministro Valditara conclude con una stoccata molto pesante rivolta al sindaco Rapinese: «A così pochi giorni dall’inizio dell’anno scolastico – le sue parole - siamo di fronte a una situazione oggettivamente anomala e inaccettabile».

A Valditara si era rivolto il Comitato genitori con una lettera del 20 agosto a cui aveva allegato la sentenza del Tar di inizio luglio e il ricorso al Consiglio di Stato (l’udienza per la richiesta di sospensiva presentata ai giudici amministrativi di secondo grado è prevista per martedì a Roma) nella quale hanno spiegato i problemi delle sedi alternative, ma anche che la vicenda «coinvolge circa 200 alunni e le loro famiglie, tra cui 17 bambini che presentano condizioni di disabilità, fragilità o bisogni educativi speciali, per i quali la continuità del percorso scolastico e la stabilità del contesto educativo assumono una particolare rilevanza».

Un richiamo all’attenzione

I genitori, nella loro richiesta, concludevano dicendo: «Con la presente non si intende in alcun modo entrare nel merito del giudizio pendente né chiedere un intervento che esuli dalle competenze proprie del suo ministero. Ci rivolgiamo tuttavia a lei quale massima autorità del sistema scolastico nazionale, affinché voglia valutare la presente segnalazione e, ove ritenuto opportuno, richiamare l’attenzione delle istituzioni competenti sulla necessità di tutelare il diritto all’istruzione, la continuità educativa e il superiore interesse dei minori coinvolti, evitando, per quanto possibile, il verificarsi di conseguenze irreversibili prima della decisione del Consiglio di Stato».

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