Il morbillo torna tra i giovani: «Più attenzione ai richiami»
Prevenzione. L’immunità permanente si ottiene con la seconda dose, non sempre effettuata. L’appello dei pediatri: «Paghiamo il prezzo di coperture vaccinali insufficienti»
Oltre oceano, per colpa del morbillo, è stato registrato perfino un decesso, nel nostro Paese invece negli ultimi dodici mesi abbiamo contato 650 contagi, un triste record a livello europeo.
La diffusione
Stando ai bollettini diffusi dalla Regione in Lombardia, da gennaio a settembre siamo a quota 22 contagi, di cui quattro nella nostra Ats. Detto che già nel 2025 diversi focolai avevano spinto ad un ritorno consistente della patologia, capace a volte di causare complicanze temibili.
Interessata in particolare la fascia tra i 15 e i 39 anni, per il 75% dei casi a farne le spese sono persone non vaccinate. «In tutta la Penisola, indipendentemente dalle singole zone, l’aumento c’è – dice Daniele Merazzi, primario del Materno infantile del Valduce – su iniziativa dell’Ats come ospedale noi offriamo anche alle mamme dopo il parto questa vaccinazione. È importante perché superare la malattia significa costruire una immunità permanente, mentre la prima vaccinazione offre una protezione non a tempo indeterminato. Le difese possono calare, va fatto di certo un primo richiamo durante l’infanzia, ma anche negli adulti è utile immaginare delle strategie per rafforzare le difese».
Ed è proprio sui richiami, sulle seconde dosi, che il Ministero ha di recente richiamato le Regioni, tutte sotto la soglia del 95% di copertura sui nuovi nati, la soglia considerata di sicurezza per l’intera popolazione, valida anche per difendere chi per ragioni di salute non può sottoporsi alla vaccinazione. La nostra Ats Insubria, esaminando la situazione a Como, assicura che noi siamo sopra questa asticella, abbiamo ancora un buon tasso d’adesione alle vaccinazioni fissate sul calendario per i neonati, attorno al 96%. Detto ciò va considerato che c’è comunque un 4%, un 4,5% di bambini che non completano il ciclo vaccinale con la seconda dose. Il calo delle vaccinazioni è purtroppo un fenomeno ciclico, l’introduzione dell’obbligo vaccinale per l’iscrizione scolastica nel 2017 ha raddrizzato i numeri, racconta il nostro Ordine dei medici, la pandemia ha sicuramente giocato un ruolo importante. Ma già prima del Covid i bambini tra il 2011 e il 2014 non raggiungevano le coperture minime, colpa di una crescente disattenzione e una disaffezione strisciante nei confronti della medicina e della scienza, nel Comasco eravamo scesi verso il 90% dei neonati vaccinati.
L’appello
Il recente aumento dei contagi in Italia ha quindi sollevato un nuovo appello da parte della Società dei pediatri italiani. «La morte di un bambino per morbillo negli Stati Uniti - presidente della Società italiana di pediatria Rino Agostiniani - di cui abbiamo avuto notizia proprio ieri, ricorda che non stiamo parlando di una malattia innocua. I nuovi dati europei sono un segnale che non possiamo ignorare: il morbillo continua a circolare e l’Italia paga il prezzo di coperture vaccinali ancora insufficienti. La priorità è individuare e recuperare chi non è adeguatamente protetto, non soltanto tra i bambini, ma anche tra gli adolescenti e i giovani adulti». Occorre, secondo i pediatri, vigilare affinché il percorso vaccinale dei neonati, poi bambini e adolescenti, venga completato. Nel Comasco anche altre vaccinazioni, per esempio l’anti meningococco, nella fase adolescenziale vengono abbandonate e dimenticate.
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