Il rischio Disneyland e l’ondata da gestire: «Pensare ai residenti»
Turismo Il lungolago congestionato e la polemica dai taxi boat. Una serata per riflettere sulla Como che verrà
Se fino a dieci anni fa in Camera di Commercio si spendevano migliaia di euro per promuovere il territorio, nell’ultimo decennio il turismo ha avuto un’impennata del 90% e non dà segni di cedimento. Ma se in media ogni turista lascia qui 700 euro, è altrettanto vero che per il residente la qualità della vita non è aumentata, anzi.
«Siamo pericolosamente vicini al fenomeno Disneyland: rischiamo che la nostra città perda la sua identità e si trasformi soltanto in un’altra attrazione turistica» ha esordito Alessandro Nardone, coordinatore cittadino di Fratelli d’Italia, al primo appuntamento del ciclo di incontri pubblici “Per costruire il futuro della città”, allo Yacht Club Como lo scorso 4 maggio. Che ci sia una situazione di grande congestione lo dimostra una semplice passeggiata: dai cestini della spazzatura troppo piccoli alle code per i battelli. Ma cavalcare l’onda turistica significa anche prevederla con uno sguardo lungimirante. «Il turismo non può essere la nostra unica forza e, com’è arrivato all’improvviso, altrettanto velocemente potrebbe diminuire – ha spiegato Fabio Dadati, membro della Giunta camerale della Camera di Commercio Como-Lecco con delega al turismo e alla cultura. – Conviene investire anche nell’industria, nell’università e nella sanità. Vent’anni fa avevamo avuto questa lungimiranza scommettendo su Como Next e il Politecnico di Lecco».
Servizi di accoglienza
A questo si devono accompagnare misure per migliorare i servizi di accoglienza: dalle linee bus dedicate ai residenti alla riorganizzazione del sistema di navigazione, perchè la sua cattiva gestione compromette la sicurezza dei turisti e la vita dei residenti: «Il pacchetto standard di Trenord e Navigazione Laghi affolla sempre gli stessi luoghi» ha sottolineato Cristian Ponzini, rappresentante Cna Lario e Brianza. Un quadro complicato anche dalla polemica dei taxi boat. «Qui si ha la percezione di essere dei delinquenti – ha spiegato Matteo Planta, presidente del consorzio Nautica Lago di Como, che riunisce 19 società di taxi boat – eppure non ci sono indicazioni chiare per l’acquisto dei biglietti e l’imbarco». Tra le possibili soluzioni, anche quella di un infopoint ad hoc. Tuttavia, se è vero che la città fatica a reggere il colpo, innegabili anche i benefici di questa ondata: dagli investimenti nei borghi abbandonati per ospitare le case-vacanza alla rinascita del piccolo artigianato locale.
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