Il sindaco di Varese sul turismo. «Como non è un modello positivo»

Il dibattito La “città giardino” punta a crescere, senza indebolire la qualità di vita dei residenti. E il presidente della Provincia rilancia: «Fenomeno da gestire, altrimenti i territori collassano»

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Il dibattito scaturito dalle recenti dichiarazioni del sindaco di Varese, Davide Galimberti, al podcast «Next Move», ha riacceso i riflettori sulle complesse dinamiche che regolano il rapporto tra attrattività turistica, vivibilità urbana e gestione dei flussi. Parole dirette, quelle del primo cittadino varesino, che hanno provocato accese reazioni nel Comasco ma che lo stesso Galimberti ci tiene a ricondurre all’interno di una riflessione più ampia e articolata sulla sostenibilità dei modelli di sviluppo locale.

«Quel mio intervento era inserito in un’intervista molto vasta e leggera - precisa Galimberti -. Il punto centrale è che il modello turistico comasco, di fronte all’enorme interesse internazionale che gravita attorno al suo lago, necessita di essere organizzato e gestito nell’interesse stesso della bellezza dei luoghi. Varese sta crescendo come destinazione turistica, ma punta a un modello differente: non guardiamo a un turismo esasperato che inneschi un conflitto tra visitatori e residenti. Vogliamo un turismo consapevole, contenuto e regolamentato».

Sui suoi commenti relativi ai residenti comaschi desiderosi di trasferirsi nel Varesotto per sfuggire alla pressione abitativa, Galimberti chiarisce: «Esiste un’evidente insoddisfazione verso l’attuale modello residenziale di Como, e diversi cittadini cercano di evadere dalla città. Non si tratta di fare lezioni a nessuno: spetta alle istituzioni comasche individuare gli strumenti giusti per migliorare il rapporto tra turisti e abitanti, garantendo la vivibilità del territorio».

A proporre una visione d’insieme interviene il presidente della Provincia di Varese, Marco Magrini. Analizzando la situazione da una prospettiva sovracomunale, Magrini sottolinea la natura oggettiva del fenomeno dell’overtourism sul Lario: «Il Lago di Como gode di una notorietà mondiale e incantevole, alimentata negli anni anche da icone globali come George Clooney. È del tutto naturale che la pressione turistica sia elevatissima. Tuttavia, l’esplosione dei flussi genera criticità gestionali non indifferenti: dalla viabilità congestionata all’aumento vertiginoso dei prezzi, fino alle difficoltà logistiche per lavoratori e studenti universitari che faticano a trovare vitto e alloggio a costi accessibili».

Per il presidente provinciale varesino, l’attrattività sempre più forte della sponda comasca sta spingendo importanti investitori a guardare verso il Lago di Varese e il Lago Maggiore, dove il mercato offre ancora margini di sviluppo a costi più sostenibili. «Inutile fare a gara a chi è più bello o dire chi è più bravo. La contrapposizione sterile non porta da nessuna parte. Varese e Como rappresentano due eccellenze straordinarie del Nord Italia e, lavorando insieme al presidente della Provincia di Como, potremmo sviluppare progetti di caratura internazionale. Creare una sinergia culturale ed economica sull’asse Varese-Como-Lugano significherebbe posizionare la nostra area al vertice d’Europa. Bisogna governare lo sviluppo, valorizzare le rispettive peculiarità e sfruttare asset strategici comuni come Malpensa. Solo unendo le forze faremo davvero il bene dei nostri territori e dei cittadini».

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