Il sogno di Sara: l’informatica accessibile a tutti
Generazione in viaggio Dal Liceo Giovio all’Irlanda, passando da una laurea in Ingegneria al Politecnico: «Qui per aiutare gli studenti con disabilità intellettive»
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L’informatica come chiave di accesso al mondo, strumento per dare voce a chi spesso fatica a far sentire la propria. È questa la traiettoria professionale e umana di Sara Fiori, 32 anni, cresciuta a Como tra i banchi del liceo scientifico Paolo Giovio e oggi ricercatrice al prestigioso Trinity College di Dublino. Una storia di passione, intuizioni e quella pizzico di audacia che serve per trasformare una spinta interiore in un progetto di vita.
«Io sono nata a Como e sono cresciuta lì - racconta Sara -. Al Giovio ho fatto l’indirizzo Pni, il Piano Nazionale dell’Informatica: ero l’unica ragazza nella classe». Dopo il liceo, il percorso prosegue con la triennale e la magistrale in Ingegneria Informatica al Politecnico di Milano, nella sede del Polo di Como. È proprio durante gli anni universitari che scatta la scintilla destinata a orientare il suo futuro.
«Durante la magistrale ho approfondito il tema dell’accessibilità digitale e della comunicazione mediata dalla tecnologia: come l’innovazione possa aiutare nel supporto per persone con diverse disabilità - spiega Sara -. Vedere casi d’uso reali cambia completamente la visione delle cose».
Per la tesi di laurea, sviluppa un’applicazione di digital storytelling pensata per persone con disabilità intellettive: «Permetteva di creare storie personalizzate, dove i ragazzi potevano raccontarsi e impersonificare i personaggi, facendo prendere vita alla storia con la loro voce. Ho lavorato direttamente con psicologi, educatori e con i ragazzi stessi. Lì ho capito che volevo continuare in un ambito che unisse informatica, didattica e inclusione».
Dopo la laurea, arrivata a inizio 2021 a seguito delle riorganizzazioni dovute all’emergenza sanitaria da Covid-19, si apre il capitolo estero. Un’idea che in realtà maturava da tempo, stimolata dall’ambiente internazionale dell’ateneo comasco.
«Essere immersa tutti i giorni in un ambiente così multiculturale mi ha dato la sicurezza che il lavoro all’estero fosse alla mia portata».
Nel 2020 il destino accelera: il marito, Marco, riceve un’offerta di lavoro a Dublino come software engineer per Amazon. «Mi sono detta: è perfetto, è un segno, andiamo».
Arrivata sull’isola verde, Sara non perde tempo e cerca subito il contatto con i centri di ricerca d’eccellenza. «Ho contattato il Trinity Centre for People with Intellectual Disabilities. Tramite loro ho trovato lavoro in un altro centro come assistente di ricerca. Fin da subito ho trovato un ambiente che mi ha valorizzata, dandomi responsabilità e fiducia dal primo giorno. Per due anni ho lavorato a un progetto europeo di inclusione digitale per persone con disabilità intellettive. Insegnavamo a usare la tecnologia in modo sicuro, dalla scrittura di una mail all’uso dei social. La cosa più bella era che alcune persone con disabilità erano parte integrante del team, pagate per lavorare con noi, e diventavano a loro volta insegnanti per i loro compagni. È stata la realizzazione di un sogno». Successivamente si sposta su un programma dedicato alla didattica del coding per giovani studenti, fino alla svolta più importante della sua carriera scientifica. «Il mio più grande sogno lo sto vivendo ora: ho vinto una borsa di studio al Trinity per un dottorato basato su una proposta di ricerca interamente scritta e sviluppata da me. Quando l’ho scoperto, è stata una grandissima soddisfazione».
Il suo dottorato studia come rendere l’apprendimento della programmazione accessibile a studenti con disabilità intellettive. Tuttavia, il confronto tra il sistema accademico estero e quello italiano emerge naturale.
«Qui in Irlanda ci sono molte opportunità, si punta tanto sulla ricerca e ci sono molti fondi. Una cosa che valorizzo tantissimo è che non serve avere connessioni per ottenere un ruolo importante. Le qualifiche, le passioni e gli interessi del singolo vengono riconosciuti molto di più».
Non mancano le sfide quotidiane, a partire dalla vita economica nella capitale irlandese e la nostalgia di casa. «La distanza dalla famiglia e dagli amici ha un peso, sia nei momenti difficili sia in quelli di festa - confessa Sara -. Penso al giorno del matrimonio in Italia due mesi fa: tra la gioia, l’emozione e le tante persone, vola tutto troppo in fretta e non riesci a salutare tutti come vorresti. Certi legami ti mancano ogni giorno». E per il futuro?
«Ora sto iniziando il terzo anno di dottorato, quindi per altri due anni saremo qui. Torneremo probabilmente in Italia nei prossimi anni: sia io che mio marito vorremmo vivere vicino ai nostri cari, soprattutto pensando di creare una famiglia. Ma se non fosse per questo desiderio, probabilmente saremmo rimasti qui. Il riconoscimento professionale e salariale che si trova a Dublino non ha paragone».
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