Imprese, quanti stranieri tra i “padroni”
Lavoro Il numero degli imprenditori nati all’estero ma attivi nel Comasco è cresciuto del 22% negli ultimi 10 anni. In tutto sono 6.500, pari al 10% delle popolazione “migrante” residente. La Cina è ancora il primo paese di origine
A Como crescono gli imprenditori nati all’estero con oltre +22% negli ultimi dieci anni. Oggi le persone migranti che hanno fondato o che gestiscono una propria azienda sono più di 6500 in tutta la nostra provincia (dati del 2025), costituiscono quasi il 10% degli stranieri residenti nel comasco e rappresentano il 3,7 degli imprenditori di origine straniera di tutta la Lombardia.
I dati Stockview-Infocamere sono stati forniti dalla Camera di Commercio di Venezia e Rovigo ed elaborati dalla Fondazione Leone Moressa e rispecchiano un andamento analogo in tutto il Paese dove cresce l’imprenditoria che fa riferimento a persone di origine straniera. Alla fine del 2025 si contano 796 mila imprenditori nati all’estero (10,8% del totale) e 600 mila imprese a conduzione “straniera” (11,9%). Dal 2015 al 2025, gli imprenditori nati in Italia sono diminuiti (-5,2%) e i nati all’estero aumentati (+21,3%). Tendenza confermata anche nell’ultimo anno, con l’aumento degli imprenditori nati all’estero (+1,1%) e il calo dei nati in Italia (-0,6%). Secondo i ricercatori della Fondazione Moressa «l’imprenditoria immigrata rappresenta spesso la prosecuzione di un percorso di integrazione e la volontà di radicamento nel nostro Paese. La crescita del fenomeno va gestita garantendo interazioni e sinergie con il tessuto produttivo italiano».
La Cina torna ad essere il primo Paese d’origine: nel 2025 supera di poco la Romania come primo Paese d’origine (79.996 contro 79.228). Questi due Paesi, insieme, rappresentano oltre il 20% degli imprenditori immigrati in Italia. Nell’ultimo anno, le comunità con gli aumenti più significativi sono state Albania (+5,4%), Moldavia (+6,9%) e Ucraina (+7,3%). In calo, invece, soprattutto i paesi africani come Marocco (-1,9%), Nigeria (-5,2%) e Senegal (-5,2%).
Un cinese su tre è imprenditore
Tra i cinesi in Italia, uno su tre fa l’imprenditore. Il “tasso di imprenditorialità”, ovvero il rapporto tra imprenditori e residenti, varia fortemente a seconda del Paese di nascita. Tra i nati in Italia, gli imprenditori rappresentano il 12,6% della popolazione. Tra i nati all’estero, il tasso di imprenditorialità è lievemente più basso (11,5%). Tuttavia, tra i nati all’estero la situazione è molto variegata: tra i nati in Cina, gli imprenditori rappresentano un terzo dei residenti (33,6%). Tra i nati in Bangladesh e in Egitto si supera il 17%. I valori più bassi si registrano invece tra quelle nazionalità in cui è molto più rilevante la componente di lavoro dipendente, specie nel settore del lavoro domestico, come Ucraina (3,9%) e Filippine (1,5%).
Sono oltre 220 mila le donne imprenditrici. In particolare la Cina è il Paese con più imprenditrici in Italia (36.414, pari al 16,4% delle imprenditrici immigrate totali), seguita dalla Romania. La presenza femminile supera il 70% tra i nati in Thailandia, Bielorussia e Lituania e supera il 60% tra i nati in molti Paesi dell’Est Europa come Russia, Polonia e Ungheria.
Le regioni con più imprenditori nati all’estero sono Lombardia (177mila), Lazio (81mila), Toscana (75mila) ed Emilia-Romagna (74mila).
Tra le 60mila imprese “straniere” attive, quasi un terzo si concentra nel commercio. Considerando anche il settore dell’edilizia, si raggiunge quasi il 60% del totale. Nell’edilizia, in particolare, oltre un quinto delle imprese è condotta da persone immigrate (22,1%).
Nel 2025, i lavoratori dipendenti di queste imprese sono poco più di 900mila, pari a circa il 5% dei dipendenti totali attivi in Italia. Mediamente, dunque, le imprese a conduzione straniera hanno 1,5 dipendenti, ma si supera quota di 3 lavoratori nella ristorazione e nella manifattura.
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