In Lombardia la prima legge italiana sui data center

Tecnologia Prevede che vengano realizzati in aree industriali dismesse e contaminate, con vantaggi per i Comuni li ospiteranno. Critiche le opposizioni. Ma la geografia del Comasco non sembra appetibile per le big tech

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Il Consiglio regionale della Lombardia ha approvato il progetto di legge che regolamenta l’apertura di nuovi data center in Lombardia. I data center sono strutture che ospitano sistemi di archiviazione e apparecchiature di rete per l’elaborazione di milioni di dati e sono indispensabili per lo sviluppo di tecnologie e servizi digitali, tra cui l’intelligenza artificiale. Si tratta del primo progetto di legge regionale che serve a regolamentare la creazione di nuovi data center ed è una novità importante perché finora nelle leggi e nelle procedure amministrative italiane non c’erano riferimenti espliciti a questo tipo di infrastrutture. Ma già nel passato recente la Lombardia si era distinta rispetto alle altre regioni come unica ad aver introdotto delle linee guida, in assenza di regole nazionali.

La necessità di riconoscere legalmente i data center è forte in Lombardia, regione che ha intercettato il 63% delle richieste di autorizzazione in tutta Italia, come riporta oggi il Corriere della Sera nell’edizione milanese, specificando che nella sola area del capoluogo di regione si contano già 33 insediamenti. Ne dovrebbero essere realizzati a breve altri dieci.

Il testo di legge

Il consiglio - che ha approvato il testo di legge con 49 voti a favore, 19 contrari e 3 astenuti - ha optato per l’individuazione di aree dismesse dove collocare gli insediamenti di data center, così da «contenere il consumo di suolo e favorire la localizzazione presso i cosiddetti brownfield», ovvero siti industriali o commerciali abbandonati o sottoutilizzati, dove spesso si registrano contaminazioni ambientali. I data center nel testo sono definiti come «insediamenti produttivi ai fini del calcolo del contributo di costruzione», ma l’obiettivo è anche quello di mettere dei paletti alla realizzazione dei futuri data center che, all’esterno, appaiono di fatto come capannoni industriali con esigenze però molto specifiche, come per esempio quella di essere collocati lontano da zone a rischio di allagamenti o frane e con una notevole disponibilità di energia elettrica (i data center ne hanno bisogno 24 ore su 24, per tutti i giorni dell’anno).

Alle aziende che opereranno in Lombardia per costruire data center sarà possibile costruire questi capannoni non solo nei cosiddetti brownfield, ma anche in aree agricole o verdi dietro il pagamento di un contributo di costruzione maggiore - fino al 200% in più - che verrà poi riutilizzato per riqualificare aree urbane e ripristinare l’ecosistema. Saranno però i Comuni a decidere quali aree dismesse, brownfield appunto, potranno essere destinate alla costruzione di data center. I Comuni avranno, in base alla nuova legge, anche più tempo - un anno invece di sei mesi - per adeguare i propri strumenti urbanistici alle nuove disposizioni per poter accedere anche ai dispositivi premiali. Verrà inoltre incentivato il recupero del calore residuo prodotto dai data center attraverso reti di teleriscaldamento e altri usi energetici efficienti.Il tutto sarà coordinato da una cabina di regia composta dai principali attori pubblici interessati.

Sertori: «Forza del nostro sistema produttivo»

«La Lombardia – spiega l’assessore agli Enti locali, montagna e risorse energetiche, Massimo Sertori – è già uno dei principali poli europei per l’insediamento dei data center (l’ex are industriale di Settimo Milanese è considerata uno dei più grandi complessi di data center dell’Europa Meridionale, ndr). Una centralità costruita grazie alla forza del nostro sistema produttivo, alla qualità delle infrastrutture e alla capacità attrattiva del territorio».

Sertori ha sottolineato anche la necessità di una visione unitaria a cui la legge risponde: «Con questa legge intendiamo colmare tale vuoto, offrendo regole certe, procedure omogenee e un quadro di riferimento stabile per gli investimenti, soprattutto in termini di tempistiche e step procedurali certi e affidabili». Un altro aspetto centrale della gestione dei data center è l’utilizzo di acqua per le tecnologie di raffreddamento, punto su cui Sertori si è soffermato dichiarando la necessità di «tutelare una risorsa sempre più preziosa».

Critiche invece le opposizioni in consiglio regionale che temono per il consumo di suolo, i consumi energetici e idrici che rischiano di superare le capacità delle reti territoriali, la tutela dei campi agricoli e dei parchi regionali e chiedono maggiori oneri per le big tech, le aziende che saranno interessate ad approfittare della peculiare condizione della Lombardia, ora dotata di regole chiare.

I data center nel Comasco

Sui territori di Como, Lecco e Sondrio si era pensato di investire sui data center, ma la necessità di realizzarli in aree non montuose, non a rischio sismico e con terreni non impervi aveva poi dirottato l’attenzione sulle province lombarde più meridionali, come aveva spiegato a La Provincia la ricercatrice Alice Franchina, del Craft (centro di competenze per territori antifragili del dipartimento di architettura e studi urbani Dastu) del Politecnico di Milano.

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