Incidenti in città, negli ultimi 25 anni si sono dimezzati

I dati A Como calano i numeri dei feriti e delle vittime. Resta il nodo dell’alta velocità e delle distrazioni. E gli autovelox? «Attenti a non usarli solo per fare cassa»

Como

Nell’ultimo quarto di secolo gli incidenti per le strade della città si sono dimezzati.

Il numero dei sinistri con persone ferite registrati ogni anno nel capoluogo resta significativo, ma la tendenza è netta. La discesa in media confrontando il primo e l’ultimo lustro degli anni Duemila si aggira attorno a un meno 50%, da 800 incidenti siamo scesi a quota 400. Percentuale simile per il numero delle persone ferite, si passa da circa un migliaio di cittadini soccorsi tra auto e moto, a un bacino di nemmeno 500 pedoni o passeggeri che si sono fatti male. Anche la media dei decessi per anno, cosa più importante, si è più che dimezzata. Da più di otto morti su strada agli inizi del Duemila siamo ora a tre decessi e mezzo ogni dodici mesi.

I dati forniti dall’Istat raccontano ciò che accade sulle strade della sola città capoluogo. Occorre però dire che la sola Como calamita quasi il 30% dei sinistri totali con persone lesionate rilevati in provincia, esattamente 1.450 nel 2024. La curva cala anche nel resto del Comasco, salvo qualche anno, come l’ultimo, dove c’è una inversione di tendenza. Ma nel lungo periodo, nell’arco di 25 anni, gli incidenti con morti o feriti passano da circa 2.300 a meno di 1.400 da dopo il 2020.

Per la maggior parte gli incidenti avvengono sulle strade urbane, in particolare per eccesso di velocità e scarsa attenzione. Fattori sui quali c’è ancora molto da lavorare. E a tal proposito in città si discute di autovelox, come deterrente, ma in altri grandi centri anche di zone trenta all’ora, per frenare la corsa dei mezzi.

«Rispetto a qualche decennio fa forse la consapevolezza del rischio e la prudenza nella guida sono già accresciuti – commenta Mario Lavatelli, presidente di Acus, l’associazione comasca degli utenti della strada – dunque è importante continuare l’opera di sensibilizzazione e informazione. Un ruolo di certo l’ha giocato la tecnologia, sensori, airbag, sistemi di frenata, le macchine oggi sono più sicure e performanti. Inoltre alcune nuove strutture stradali possono aver influito rallentando l’andatura dei veicoli, mi riferiscono in particolare ad alcune rotatorie. Ma lo stesso traffico, molto sostenuto negli orari di punta, costringe i conducenti a ridurre la velocità».

La tecnologia ha però portato anche abitudini affatto convenienti, per esempio il cellulare alla guida è una delle attuali principali cause dei sinistri. Che fare? «A Como parliamo da tempo di nuovi autovelox fissi, che però non è detto siano giustificabili per diversi tratti di strada, ad esempio via Napoleona – spiega ancora Lavatelli –. Bisogna calcolare l’esatta incidentalità, il rischio altrimenti è fare cassa. E non è detto che siano necessarie nemmeno le zone trenta. Al contrario penso che possano esserci dei primi correttivi semplici da attuare sulla carreggiata che possono rendere più sicuri incroci e piazze. Abbiamo avanzato delle proposte per gestire meglio i flussi a Camerlata, in via Oltrecolle all’altezza di via Madruzza, oppure lungo la Varesina, attraverso il piano del traffico si possono disegnare meglio alcuni punti più critici».

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